Con non pochi strombazzamenti mediatici, l’annuncio di un altro ministro e ad altri vice ministri, più precisamente : Michela Vittoria Brambilla, attuale sottosegretario al turismo a Ministro e Roberto Castelli, Adolfo Urso e Paolo Romani a vice ministro. Abbiamo criticato in lungo e largo che il governo Prodi aveva troppi ministri, viceministri, sottosegretari, ma adesso a che quota stiamo con questo governo? A cosa servono ? Quali meriti particolari ? Se stiamo in una fase di crisi perché spendere ulteriore denaro pubblico ? Domande che non avranno mai una risposta, un ulteriore conferma del “carrozzone pubblico” che per accontentare tutti crea poltrone e prebende, invece di dare un taglio drastico e dare un segnale forte alla ristrutturazione dell’apparato pubblico, si continua la vecchia strada dello spendere. Poi la scelta in questi periodi di gossip da portineria farà felici quelli del -DagospiaPD-, come scrivono certi commenti sui vari giornali:
“la Brambilla è una bella donna, ergo se Berlusconi la promuove, la sinistra dirà che si è guadagnata la promozione a letto, cosa che ovviamente i giornalisti utilizzeranno per scrivere lunghi articoli sull'etica, la morale, ecc. e la signora Berlusconi scriverà un altra mail all'Ansa…” .
Di già stiamo vedendo cosa è successo sulle liste per il Parlamento Europeo, innescare altre dicerie sembra proprio andarsela a cercare, sentendo le esternazioni del sud-Dario e del che c’azzecca, è tutto un poema. Basta leggere un notizia da : (Agi) - "Non chiedetemi delle veline. Berlusconi offre molte occasioni di distrazione e di svago ma l'Italia non e' ne' un giornale di gossip, ne' un Grande Fratello, ne' Dinasty". Lo ha detto il segretario del Pd, Dario Franceschini, conversando con i cronisti a margine di una visita ad un'industria di Prato. "L'Italia - ha proseguito Frasceschini - e' un Paese di persone che vogliono uscire dalla crisi, che c'e' ancora, che durera' nel tempo. Ma gli italiani sono gente responsabile che nei momenti di difficolta' sa rimboccarsi le maniche, e se lavoreremo in un modo in cui ognuno fa la propria parte, se non metteremo le imprese contro i lavoratori del Nord e del Sud, ma sentiremo di avere una missione, usciremo dalla crisi prima di altri Paesi".
Tra i due non si sa chi sia peggio, ma ce la mettono tutta…..

Scritto da @ 16:16 - giovedì, 30 aprile 2009
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Questa manifestazione di voto popolare sta diventando un teatrino dei guitti, al momento di deciderne la data, i -padani- insorsero da bravi bastian contrari, vollero cercare di rinviarlo alle calende greche. E poi l’illuminato “lampa-Dario”, fuoco e fiamme per lo spreco di denaro pubblico che avrebbe comportato lo slittamento del referendum ; sino che inciuciando tutti d’accordo per rinviarlo al 21 di giugno ai ballottaggi, dimenticando di precisare che non tutte le regioni hanno le amministrative e non è detto che ci saranno tutti ballottaggi. Una vera presa per i fondelli, adesso che il presidente del Consiglio aveva rivelato la sua intenzione di votare sì alla consultazione sulla legge elettorale dichiarando : "Non sono masochista. Il referendum dà il premio di maggioranza al primo partito", giù una sequela di esternazioni del prode-Dario su presunte umiliazioni e schiaffi in faccia ai poveri leghisti. Forse non s’è ben capito che questo referendum è già abortito prima del voto, e che entrambi gli schieramenti di riffa o di raffe, gli sta bene così e non hanno alcuna intenzione a cambiare, non hanno alcuna volontà ferma e decisa a dare agli italiani ; anche perché di fatto nel 2008 il 70% degli elettori ha votato per i due partiti maggiori, cioè il Pdl e il Pd; quindi già espressa una certa volontà da parte degli elettori, facendo sparire dagli scranni i cespuglietti rissosi. Ma come al solito, la politica spettacolo da entrambi gli schieramenti ce la sta menando alla grande, cercando di far credere un loro interesse che sono solo storielle per gonzi ; gli elettori hanno capito bene le loro manfrine e questi teatrini non hanno più un grande interesse.

Scritto da @ 16:45 - mercoledì, 29 aprile 2009
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Nel pieno rispetto di ogni religione, quello che oggi si è visto si potrebbe ben definere la “liturgia del disastro”, il fariseismo mediatico per un evento calamitoso. Si è vicino a qualcuno nel momento della disgrazia e del bisogno, non ci si prepara a tempo e luogo debito, organizzando il tutto come fosse una visita di circostanza. Non è svanita la memoria di un altro Papa Pio XII, che all’evento del bombardamento di Roma, nell’immediato si recò allo scalo di San Lorenzo tra le macerie e la popolazione romana, il suo candido vestito ombrato dalla polvere dei calcinacci, percorrendo tra le macerie fumanti e dando quel senso di vicinanza di cui la popolazione aveva bisogno. Dal sito http://www.pioxii.150m.com/8.htm:
“L'operazione denominata Crosspoint fu una delle più imponenti di tutta la guerra, vi parteciparono più di 500 aerei che in sei ondate successive bombardarono la città per circa tre ore a partire dalle undici di mattina. Alla fine del bombardamento erano state scaricate su Roma più di 1000 tonnellate di bombe, erano stati 0sconvolti i quartieri attorno alla stazione, era stata distrutta la chiesa di S.Lorenzo, erano stati gravemente danneggiati la città universitaria con gli aeroporti di Ciampino e del Littorio ed erano morte più di 1500 persone. La reazione di Pio XII fu immediata: poco dopo la fine delle incursioni aeree si recò in macchina accompagnato da monsignor Montini nei quartieri colpiti. A San Lorenzo, circondato da una folla commossa si inginocchiò sulle rovine e recitò il De profundis.”
Vedere tutti i telegiornali d’oggi, non ho sentito dentro quel qualcosa di religioso, ma solo e soltanto una fredda rappresentazione di spettacolo mediatico, una ostentazione di personaggi che solo per visibilità mediatica hanno recitato la loro parte.

Scritto da @ 18:28 - martedì, 28 aprile 2009
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LA CISL: «COFFERATI CONDANNATO PER CONDOTTA ANTISINDACALE
Dal "corriere.it" – «Il sindaco Sergio Cofferati, nella sua qualità di presidente della Fondazione Teatro Comunale, è stato giudicato dal giudice Filippo Palladino, del Tribunale del lavoro di Bologna, colpevole di condotta antisindacale, in base all'articolo 28 dello Statuto dei lavoratori»: ne danno notizia la Cisl, che ha convocato una conferenza stampa. Il 22 marzo, nella prima delle quattro giornate di sciopero dei lavoratori che misero ko la «Gazza ladra», sulla bacheca del teatro comparve un avviso. «C'era scritto - spiega l'avvocato della Fials-Cisal e della Fistel-Cisl, Renzo Cristiani - che nel caso di sciopero non sarebbero stati pagati nemmeno coloro che allo sciopero non aderivano: è come se in un'assemblea di lavoratori intervenisse l'imprenditore e si appellasse alle maestranze, è un atto intimidatorio». I sindacati della Fistel e della Fials si appellano così all'articolo 28 dello Statuto dei lavoratori, denunciando il sindaco Cofferati - l'uomo che nel 2002, da segretario generale della Cgil, portò tre milioni di lavoratori al Circo Massimo contro l'abolizione dell'articolo 18- per condotta antisindacale. La prima udienza davanti al giudice del Tribunale del lavoro si era svolta il 22 aprile scorso: oggi la decisione.
'L'UNITÀ', CHE TANTO SPAZIO HA DEDICATO AL DESTINO DEI “PRECARI”, HA GIÀ ESPULSO 20 GIORNALISTI CON CONTRATTO A TEMPO DETERMINATO E DIECI COLLABORATORI - ENTRO 24 MESI FIRME PRESTIGIOSE SARANNO FUORI - PER CHI RESTA CASSA INTEGRAZIONE A ROTAZIONE...
L'Editore e l'Azienda, mentre prendono atto del comunicato dell'Assemblea dei Giornalisti dell'Unità, tengono a sottolineare di essere perfettamente consapevoli dei sacrifici che il piano di ristrutturazione richiede alla Redazione. Sacrifici che, però, sono assolutamente necessari in una fase come questa caratterizzata da un grave crisi economica generale che ha, sulla stampa, una pesante ricaduta. L'Editore ha rilevato le quote azionarie dell'Unità quando il giornale già attraversava una crisi aziendale di dimensioni tali da metterne a rischio, in tempi molto stretti, la stessa sopravvivenza. Per evitare la scomparsa del giornale, l'Editore ha investito 23 milioni di euro. Somma destinata alla copertura delle perdite pregresse, alla ricapitalizzazione, al generale risanamento aziendale e a nuovi investimenti. A questo punto è assolutamente necessario, per il proseguimento dell'attività, che l'Azienda torni a essere strutturalmente sana. E questo non può avvenire che attraverso un piano di ristrutturazione visto che l'organico dell'Unità aveva raggiunto una dimensione tale da essere assolutamente sproporzionato rispetto alla dimensioni del giornale e fuori linea rispetto a tutti gli standard riconosciuti sia in Italia, sia in Europa. Una gestione economicamente sana è condizione necessaria per garantire il futuro dell'Azienda, anche con l'ingresso di nuovi soci.

Ormai le –cose rosse- stanno andando a rotoli, a quanto pare la loro demagogia non ha pagato. Ed il su-Dario continua a fare il tafazzi del PD.

Scritto da @ 16:30 - lunedì, 27 aprile 2009
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Dopo aver tanto battagliato per questo referendum per chi la voleva cotta e chi la voleva cruda, la classica soluzione inciucesca ha trovato la cosiddetta “quadra”, si andrà a votare il 21 Giugno; ma già qua si vede la grossa presa in giro. Difatti si va a votare al secondo turno delle amministrative, e qui spunta in tutta la sua grandezza della gabola di voler farlo fallire, perché le amministrative non ci sono in tutt'Italia, come pure non tutti gli elettori vanno al secondo turno. Quindi il referendum parte come una grossa presa in giro per gli elettori, ai quali viene negata la libertà d’espressione del voto, la pantomima politica dei costi è stata risibile, forse era solo per gettare fumo agli occhi e continuare ad inciuciare allegramente. Però appare evidente l’inutilità di questo referendum perché nasceva dal bisogno di ridurre i venticinque partiti in Parlamento, ma già attualmente sono sei, e vista la soglia di sbarramento al 4%, come al solito faranno alleanze e listoni per poi andarsene ognuno per suo conto Se vogliamo vedere poi le convenienze politiche, c’è veramente da ridere, perché al Pdl gli conviene il “si” ma andrebbe a discutere di brutto col -padano-, quindi diventa un “ni” ; mentre per il PD dalle mille anime e correnti, spera in cuor suo che fallisca ma per evidenti giochi di bottega dovrà optare per il si. Di certo noi tutti sappiamo che questo sistema elettorale denominato “porcellum”, è la peggiore schifezza mai prodotta da un Parlamento, tutti vogliono cambiarla ed adeguarla ai tempi attuali, ma sempre tirando l’acqua al proprio mulino. Se si doveva fare con il referendum un cambiamento, lo stesso doveva essere radicale su due punti precisi : primo la preferenza del nominativo e secondo la soglia al 10% ; questo avrebbe permesso di far avere la sovranità del voto al cittadino e ridurre i cespugli rissosi come è già successo alle ultime elezioni. Ma comunque sia questo referendum è nato male e finisce peggio, dimostrando ancora una volta l’insipienza politica ed i loro giochi di potere.

Scritto da @ 11:19 - venerdì, 24 aprile 2009
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Ed il nostro ducetto dei valori, girando l’Italia come un forsennato per le varie elezioni, non manca mai di esibirsi nella sua dialettica più folcloristisca (il gerundiese), tuonando come un “tribuno dai rostri” contro il suo acerrimo nemico d’Arcore. La sua virulenza è parossistica : «Quella di Berlusconi è un'ipocrisia allo stato puro: non gliene frega nulla di partecipare alla ricorrenza della Liberazione, vuole solo strumentalizzarla ai fini del consenso e questa è una frode. Il 25 aprile rappresenta una data storica e seria - ha detto in piena crisi isterica Di Pietro - che ci ha liberato dal fascismo. Chi pratica, predica o si riconosce nella dittatura non deve partecipare alle celebrazioni perché è un atto ipocrita e offensivo e mi pare che il governo Berlusconi e Berlusconi stesso riducano gli spazi della democrazia e pratichino attività che ci riportano a una nuova dittatura». Ma qualcosa il nostro bravo trebbiatore l’ha dimenticata, difatti una sua certa dichiarazione dipietresca :
“Mi auguro che, come me, rinunci all’immunità e accetti il giudizio del giudice terzo”.

Non ha trovato riscontro nel vero, tant’è che Paolo Bracalini del Giornale, i primi di febbraio scorso, rivela che Di Pietro ha chiesto l’immunità a fronte della causa intentatagli dal suo ex collega Filippo Verde, premesso che in questa causa civile il faldone era rimasto a dormire per oltre una anno nella cancelleria del Tribunale di Roma, ed il nostro prode infine si costituisce ufficialmente, e presenta la richiesta di immunità.
Immunità ? ma non aveva detto che ….!
Ma sai quando si parla di metter mano al portafoglio meglio essere previdenti, quindi per essere sicuri meglio chiedere l’immunità parlamentare al Parlamento europeo, e voilà : con 654 sì e 11 no e 13 astenuti, ha deciso di non revocare l’immunità che Di Pietro stesso aveva chiesto dopo averlo pubblicamente negato, il tutto per una causa civile quindi per non perdere soldi. Allora quanto scrive Filippo Facci ci fa riflettere :
“è sempre più organico alla casta che dice di combattere: dopo aver candidato l’inquisito De Magistris, dopo non aver eccepito a che il suo figlio mantenesse lo stipendio di consigliere provinciale benché inquisito, dopo aver cooptato mezza famiglia in politica, dopo essersi intestato la ricezione di tutto il finanziamento pubblico del partito, dopo tutto questo, ecco la nemesi definitiva a 17 anni da Mani pulite: l’ex pm, è notizia di ieri, si trincera dietro l’immunità parlamentare per non essere condannato in una causa per diffamazione che l’avrebbe sicuramente visto perdente.”
Come suol dirsi “predica bene ma razzola male” o tutti e due……

Scritto da @ 10:31 - giovedì, 23 aprile 2009
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Leggendo dai vari media questa notizia non ha trovato abbastanza spazio o echi, di certo sembra il classico proclama ante elezioni, il classico contentino mentre sulle vere riduzioni e considerevoli risparmi -vedi provincie- silenzio tombale :
ADDIO PRIVILEGI AGLI EX SENATORI: PAGHERANNO TRENI E AUTOSTRADE
Per gli ex senatori è finita la cuccagna. Il Consiglio di presidenza di Palazzo Madama, su indicazione del numero uno Renato Schifani, ha affidato una delega al collegio dei questori per rivedere la normativa relativa alle spese di viaggio. In particolare, sarà rivista la platea dei beneficiari del sussidio limitandolo alle due legislature successive a quella di cessazione dal mandato. In questo modo, il numero degli aventi diritto scenderà dagli attuali 1.058 a 291 con un taglio di 767 ex senatori che avevano diritto vitalizio a viaggiare gratis. Non è la sola misura di contenimento della spesa. Dal primo gennaio 2010 sarà completamente abolito il rimborso per i pedaggi autostradali e sarà introdotto un plafond unico per i viaggi ferroviari e aerei con una previsione di spesa ridotta almeno del 50%. In questo modo si conta di risparmiare ogni anno un milione e 68mila euro. L'iniziativa di Schifani è inserita in un programma di moderazione delle spese sostenute da Palazzo Madama, che sarà portato avanti in accordo con la Camera. Per il primo anno del triennio 2009-2011, spiega una nota, il Consiglio di presidenza ha deciso di ancorare la dinamica della spesa ai volumi previsti nel 2008, con una crescita zero delle uscite. Per i due anni successivi viene confermata, in termini di dati previsionali, il limite di crescita pari al tasso dell'inflazione programmata. Il Senato farà fronte alle uscite con un aumento delle entrate proprie, riconducibili all'incremento dei contributi previdenziali a carico dei senatori e dei dipendenti. L'azione moralizzatrice si estenderà anche ai cosiddetti «portaborse». Dal prossimo primo luglio i collaboratori dei parlamentari potranno accedere in Senato solo se saranno in grado di dimostrare l'esistenza di un regolare contratto di lavoro.

Di per se è già un risparmio, ma ne hai voglia a tagliar prebende, quelle sono come la poltrona ci sono incollati su…..

Scritto da @ 12:22 - mercoledì, 22 aprile 2009
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Come al solito in prossimità delle elezioni, il primo spettacolo sono i simboli, e questa volta sono ben 93 che spaziano dall’assurdo all’irreale, ma come prassi vuole si mettono in bacheca al Viminale tanto per fare numero e folclore. Di già per le europee, noto parcheggio per i trombati o contentino, la lotta si fa serrata su ogni fronte per far vedere che arrivano nuovi personaggi pronti a dare il loro apporto ; ma da quello che si vede è la solita “ribollita” dei vecchi mestieranti che da anni girano le poltrone dei vari schieramenti. Quello che mi ha sorpreso è stato un articolo sul Riformista a firma di Peppino Caldarola :
“Non votate la sinistra radicale”
Questi leader falliti, in pantofole e sigaro in bocca, non hanno un grande seguito. Fra Diliberto e Ferrero si è aperta la gara a chi la spara più grossa. Qualche settimana fa il segretario del Pdci aveva detto di “comprendere” i sequestri dei manager che imperversano nelle fabbriche francesi. Ieri Ferrero sulla “Stampa” ha detto di più. Lui, addirittura, sequestrerebbe personalmente i manager se fosse un licenziato. I due signori si stanno per fondere e per dare vita a un unico partito comunista. Per andare con Diliberto, Ferrero ha provocato la scissione di Vendola e Giordano. Chi pensava a una operazione identitaria e tranquilla si starà rendendo conto che i due attempati dirigenti hanno invece in animo qualcosa che dovrebbe incendiare le piazze.
Non credo che l’operazione avrà successo.
Questi leader falliti, in pantofole e sigaro in bocca, non hanno un grande seguito. Tuttavia dichiarazioni come quella di Ferrero illustrano bene il trasformismo di una certa sinistra radicale. Non mi stancherò mai di ricordare che questo signore è stato il più ministeriale dei dirigenti di Rifondazione comunista. Quando Sansonetti su “Liberazione” propose di uscire dal governo Prodi e di appoggiarlo dall’esterno, il rivoluzionario Ferrero si tenne legato alla poltroncina di ministro e di lì non volle schiodare. Oggi invita gli operai alla violenza e ai sequestri di persona. Forse è un reato. Sicuramente non rende un grande servizio alla sinistra. Non votateli. È bene che questa gente sia fuori dai parlamenti. Non c’è bisogno di un altro partito comunista combattente.”

Di già sono spariti con le precedenti elezioni, adesso con la soglia al 4% sarà ben difficile, unica cosa che stanno facendo è il cercare d’aggregarsi come la vecchia “cosa rossa”, ma il problema di fondo è sempre il solito sanno solo discutere e farsi male tra di loro, non servono gli altri, è per questo che ormai fanno parte solo di un passato politico senza futuro, se non cambieranno atteggiamento ed avere un vero programma, e rendersi conto che saranno sempre una minoranza.

Scritto da @ 10:09 - martedì, 21 aprile 2009
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Si avvicinano queste elezioni che “molti non sentono a cosa possono servire”, poi la grande diatriba tra accorparle o rinviarne una parte, soliti giochini politici delle “tre carte”, e il Cavaliere casca purtroppo nei ricatti, tanto si sa a cosa servono, ma la cosa che lascia perplessi di certi individui che si spacciano per politici, ma poi si cosa essi siano, i soliti approfittatori del momento, solita storia di poltrone e prebende per familiari e sodali. E quello che più lascia sorpresi, che ancora si dia credito e seguito a certi personaggi che ormai sono classificati come “tromboni approfittatori” della buona fede altrui, difatti è “allucinante” questo articolo di Giancarlo Perna :
E in Piemonte Tonino gioca a fare il leghista
In trasferta pasquale nella campagna cuneese mi sono imbattuto, all’angolo di un viottolo, in un vistoso cartellone elettorale. Nel mezzo, un grosso pollo pronto per lo spiedo. In alto, la scritta: «Pioggia di miliardi per lo spreco nel Sud». Sud scritto a caratteri enormi per attirare attenzione e rabbia. Insomma, la solita solfa della Lega che nella Provincia Granda ha buon seguito. Intorno al pollo - mesto simbolo del contribuente padano spennato da Roma ladrona - l’elenco dei finanziamenti pubblici buttati al vento per il Sud: «Roma & Co: 1.000 miliardi» (vecchie lire, ndr); «Napoli & Co: 1.000 miliardi»; «Catania & Co: 280 miliardi»; «Terremoto del Belice dal 1968: 76 miliardi». L’ultima voce è curiosamente dedicata ad «Alitalia & Co: 600 miliardi». Può darsi – ho pensato – che i leghisti, indispettiti per il declassamento di Malpensa in favore dell’aeroporto romano di Fiumicino, non la considerino più la compagnia di bandiera ma una linea aerea sudista. Così, giungo al fondo del cartellone dove il partito si firma. Leggo e trasecolo. Su una prima riga c’è scritto: «Fermiamo il governo Pdl-Lega». Sulla seconda: «La Lega condona, Italia dei Valori non perdona». Accanto, bello grosso, il simbolo di Totò Di Pietro. Uno splendido esempio di imbroglio elettorale. Nella sua versione langarola, l’ex pm si trasforma nel paladino del Nord in concorrenza con la Lega. Mentre a Roma tuona contro la politica antimeridionale del governo, qui a Cuneo si traveste da Bossi. Raro esempio di faccia tosta. Anche le pietre sanno infatti che Totò parla e pensa in molisano, che del Molise è deputato e che raccatta una marea di consensi al Sud. L’episodio è indicativo della tecnica dipietresca. Uomo privo di idee proprie, salvo le manette, Totò fa il paguro, noto parassita marino: entra nella conchiglia altrui, la svuota e campa a spese dell’altro. Ha fatto così col Pd senza il quale sarebbe scomparso e al quale, per ringraziamento, sottrae voti con un’opposizione disinvolta e sanculotta. Ora, il versipelle ci prova con la Lega. Questo spiega, oltre al cartellone cuneese, il voto di due giorni fa alla Camera dei dipietristi. A sorpresa - suscitando le ire delle sinistre -, si sono astenuti sulla norma di Maroni che prolunga il blocco dei clandestini nei Centri di accoglienza. In apparenza, un modo di andare incontro alla politica anti irregolari della Lega. In realtà, una furbata per contenderle l’elettorato del Nord. Un inguaribile truffatore politico. Dopo averlo scorso è la più bieca azione di politichese che il trebbiatore italico abbia fatto, ma a lui è tutto permesso, ha l’appoggio dei suoi sodali di blog, e di latri personaggi che gli tengono bordone, basta vedere le varie inchieste.
Allora è vero quanto si scrive di “lui” sui vari media nazionali :
“il meridionalista (sic) Di Pietro, che raccoglie la maggioranza dei suoi voti al Sud, si sta improvvisando leghista al Nord: l’ha disseminato di manifesti identici a quelli della Lega di fine anni Ottanta (storici) con la gallina che depone le uova nella cesta di una matrona meridionale. «Lumbard tas!» era lo slogan leghista, «Sveglia padano!» è quello dipietrista. Molti non sanno che alle spalle del più ovvio intento dipietresco (spacciare idee altrui) c’è addirittura una strategia: la si apprende nel saggio «L’Italia dei valori» di Pino Pisicchio, presunto intellettuale dipietrista. Il Il dettaglio è che al partito di Di Pietro manca il sale dell’esperienza leghista: il radicamento sul territorio, ciò che Bossi ha ormai in esclusiva rispetto a qualsiasi altro partito. Il bello, poi, è che con giri di parole tortuosissimi (Pisicchio, poveretto, è un ex democristiano ed ex mastelliano) il libro lo ammette anche. E annota: «Di Pietro ha prodotto a suo favore la trasmutazione del girotondismo e dei molti rivoli culturali che componevano la piazza: militanti dell’associazionismo, porzioni di cittadinanza attiva, frange del Pd, frange della sinistra extra parlamentare, segmenti del grillismo e del travaglismo, singoli cittadini sospinti da civile indignazione». Insomma, sempre più chiaro dove prende i voti: ad «Annozero». “
Ma vedremo se gli “itagliani” senza gerundiese ci rifletteranno…che pezza è, altro che c’azzecca, o trebbiatore italico….. questo ci prova……

Scritto da @ 09:58 - lunedì, 20 aprile 2009
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Di già lo spreco delle “provincie”, benché promesso nel programma elettorale del Pdl di eliminarle, difatti in campagna elettorale tutti i partiti hanno promesso di abolire questi enti superati che costano 16 miliardi di euro l’anno e non servono a niente. Siamo invece alla farsa, dal momento che si stanno avviando 10 nuove province che si aggiungono alle 104 già esistenti. Questo non far nulla è grazie all’opposizione della Lega, timorosa di perdere non poche poltrone e prebende, ha puntato i piedi e fa il bastian contrario ; il quotidiano Libero ha lanciato una campagna di raccolta firme a tal riguardo - ed è stato ripreso dagli altri media -, dai “tribuni-tromboni” manco un afflato. Troppo facile sputare nel piatto di dove si mangia con lo slogan “Roma ladrona” ; sanno bene che hanno “azzinnato” (slang romanesco) a quattro mani in quella Roma tanto prodiga col denaro dei cittadini, come ha scritto Il vicedirettore Gianluigi Paragone nella campagna del quotidiano diretto da Vittorio Feltri:
«Basta giri di parole: il governo deve abolire le Province. Ogni anno ci costano la bellezza di 16 miliardi e mezzo. Durante la campagna elettorale sembrava che le Province fossero destinate alla mannaia; erano tutti d’accordo ad abrogarle. Tutti eccetto la Lega, una forza che del territorio si sente sentinella. Capiamo le ragioni del Senatur. Tuttavia non possiamo desistere dall’appello. Berlusconi deve avviare un processo di progressivo smantellamento». La ricetta di Paragone è semplice: «Vada da Bossi e gli dica: caro Umberto, io mi impegno per accelerare i tempi del federalismo e tu non ti metti di traverso, tanto il federalismo può tranquillamente prescindere dalle Province».
Figuriamoci se il -senatur- ci senta da quell’orecchio, tant’è che ha che alzato le barricate per difendere il ruolo delle province definendole «assolutamente utili» perché «costituiscono l’identità e non si può vivere senza l’identità» ; un gabola bella e buona per tirare l’acqua al suo mulino. Forse loro, ma il resto degli italiani -sono italiani a prescindere dalla Regione, Provincia e Comune- La geografia e la storia per loro sono degli optional, hanno per solo scopo ed obiettivo i loro interessi, tant’è che in questo periodo di crisi mondiale e nella piena tragedia abruzzese, invece di trovare un accordo e far risparmiare fondi da destinare alla ricostruzione, il solito mettersi di traverso. La dichiarazione della Marcegaglia la dice tutta al Governo :
«Prima di parlare di un aumento delle tasse per aiutare le popolazioni colpite dal terremoto vorrei vedere uno sforzo vero per la riduzione della spesa pubblica improduttiva: non accettiamo che si decida di non accorpare la data delle elezioni e del referendum spendendo 400 milioni dei cittadini ; si tratta di una cosa assolutamente inaccettabile».
Quanto asserito dal Premier che : «Sul referendum arrivano polemiche fuori luogo, la Lega avrebbe fatto cadere il governo se fosse passato l'election day» , ha dimostrato un segno di debolezza e sarà ben difficile trovare una giustificazione per i cittadini, sarebbe piaciuto di più un bel “fora di bal” che abbiamo cose più importanti da fare che perdere tempo a queste menate leghiste e farsi ricattare.
Ed ancor più dovranno ricordarsene gli elettori chi sono veramente ed a quali interessi sono legati Bossi e compagni.

Scritto da @ 09:47 - venerdì, 17 aprile 2009
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