ALDO E DURO: PER LA PRIMA VOLTA IN VITA MIA, STAVOLTA NON VADO A VOTARE; MI SI DICE CHE COSÌ DO IL VOTO ALLA DESTRA SENZA PERÒ SPECIFICARE A QUALE DELLE DUE “COSA CAMBIEREBBE IN ITALIA, SE INVECE DI RATZINGER CI FOSSE PLATINETTE? NIENTE”
Aldo Busi per Dagospia 16.3.2008 Montichiari
Molto alla svelta:
a) lo lascio per ultimo, e comunque, secondo me, si stava già peggio quando si stava meglio;
b) per la prima volta in vita mia, stavolta non vado a votare; mi si dice che così do il voto alla destra senza però specificare a quale delle due; ha ragione Berlusconi, i voti dati al di fuori dei due schieramenti principali, sono voti dispersi; è incredibile il numero di cittadini, soprattutto giovani che votano per la prima volta, che mi chiedono un’indicazione per l’urna, io rispondo: non si vota Sinistra Arcobaleno, non si vota Rosa Bianca, non si vota Casini, no e poi no, poi fate voi; si poteva votare Boselli prima che cercasse di imbarcare Mastella, adesso non si vota più nemmeno lui;
c) non so quali altri candidati ci siano, ma il voto a Rutelli sindaco di Roma no: semmai proprio, lo si dia direttamente all’onorevole onorario Ruini;
d) “... un sistema che non sa disfarsi della sua ‘spazzatura politica’ (che non dovrebbe mai essere considerata riciclabile), non sa disfarsi neanche dei suoi rifiuti materiali”, Maurizio Fumo, Critica Liberale, Dic. 2007;
e) la vera casta intoccabile è quella dei giudici, intoccabile non si capisce perché, non riesce neanche più a trovare i colpevoli - o a condannarli davvero – di delitti “passionali”, determinati dalla subultura machista (Garlasco, Gravina, Perugia ecc.), cioè non strettamente legati al lucro, alla frode, all’avidità economica, al pizzo; sarei per decurtargli almeno lo stipendio e la pensione, costano troppo per l’inguaiato troppo poco che combinano; politicizzata com’è, la magistratura a punire i reati finanziari e a far restituire il maltolto, qualche manfrina a parte, nemmeno ci pensa, è un refrain nazionale: un paio d’anni solo per istruire un processo di primo grado per bancarotta fraudolenta, otto anni per scrivere una sentenza di mafia...
Non credete ai dati ufficiali sui delitti e le pene: diminuiscono solo perché quasi più nessuno sporge denuncia del torto patito, a chi tocca, tocca, e chi la fa la rifà; i giudici sono uomini come tutti gli altri che in Italia, come si sa, sono preti come tutti gli altri: incapaci di pervenire a un giudizio terzo, emanano giudizi secondo Tizio, Caio e Sempronio e secondo l’avvocato che Sempronio, Caio e Tizio possono permettersi e per quanto tempo; io sono stato parecchie volte in tribunale, sempre per delitti culturali, diciamo ideologici, e posso dire che il codice prevalente di riferimento dei giudici non era né il civile né il penale ma quello del catechismo (quindi venivo condannato, in Cassazione e magari dopo due gradi di giudizio a mio favore, soprattutto quando l’offeso mi permettevo addirittura di essere io, visto che idee osavo professare pubblicamente e visto che se poi uno capisce fica per mica è colpa mia);
f) proprio adesso che se ne sentiva tanto il bisogno qui, l’Italia ha messo le mani in avanti e ha tolto la pena di morte altrove: chi fa affari con la politica e con i soldi dei contribuenti dovrebbe essere decapitato sulla pubblica piazza; non c’è spargimento di sangue se viene ghigliottinato uno stronzo istituzionale; intendiamoci, non che la morte sia una punizione sufficiente, perché niente è umiliante come il continuare a vivere, però, intanto, faute de mieux...;
g) cosa cambierebbe, da un punto di vista della sudditanza del parlamento italiano nei confronti del Vaticano, se invece di Ratzinger ci fosse Platinette? Niente, mozzette e mossette a parte; il Vaticano in qualche modo e moda evolve, il parlamento italiano no, è roba davvero morta, come il giornalismo nostrano, al massimo arriva al vintage; la Binetti non è una donna con la gonna, è un sistema di tonache nere in abiti civili: nessun mutatis mutandis in vista nemmeno per i prossimi cinque (quattro, tre, due, uno) anni, sia che vinca, sia che perda; gli uomini fanno sesso con gli uomini, i gay con un’immagine di uomo, pertanto anche con un’immagine di donna, mai con una donna, proprio come gli etero, che mai sono gay come quando fanno sesso non con un uomo; che significa la frase che si sente sempre più spesso, “oggi le donne fanno paura”? A) che la fanno oggi, non ieri, b) che la fanno non certo in quanto femmine, che tali sono oggi come ieri (tette, culo, gambe, orifizi e pomo d’adamo ancora contenuto: la passeritudine, insomma), ma in quanto donne che si vogliono persone socialmente paritarie, c) che la fanno perché si rifiutano all’uomo di oggi in quanto proiezione della sua idea di ieri di donna che niente ha a che ‘vedere’ con chi è lei al momento, nella sua legittima e inedita aspirazione a persona sociale, per l’appunto. Se l’uomo trova nella donna la stessa pretesa di essere persona sociale che nell’uomo è data per accettata e acquisita (e dagli uomini e dalle donne più nemiche di se stesse, che non pretendono di essere ma si accontentato di essere proiettate), ecco che egli prova nei suoi confronti la stessa paura (ansia, competizione, rivalità) che gli suscita un altro uomo e viene meno perché viene meno la millenaria immagine psicologica su cui riposava il suo desiderio (in cui grossa parte gioca il piacere della coercizione) per quella data fisiologia lì col taglio in mezzo; in altre parole: l’eccitazione virile non nasce dalla cosa esterna contrassegnata qual femmina – non più, direi -, ma dal senso interno che fino a ieri egli poteva darle complice la donna stessa, che oggi complice non lo è più, non al punto di azzerare la raggiunta forza contrattuale di persona innanzitutto sociale, politica, economica, professionale e poi, forse, anche zoologico-sessuale e, oh cielo, per la propria straporca libidine, non per quella, blanda, dell’uomo che se la procura grazie alla rinuncia della donna ad averne una se non per riflesso; ci sono mille e un modo per essere femminile, uno di questo, il più inedito, è non esserlo: femminile oggi lo può essere un uomo d’altri tempi, non una donna moderna; “una donna vera”, oggi, proprio come “un vero uomo”, è roba da catalogo con prezzi e specialità tipo, appunto, “fare la donna” e “fare l’uomo”, cioè attenersi al teatrino della proiezione degli incalliti e incarogniti senza fantasia che pagano per il tableau vivant dei generi che furono: negli incontri organizzati, come il copione a seguire, prostitute d’ambo i sessi, quando va bene, recitano quella parte che gli uomini liberi e le donne libere oggi non recitano nemmeno gratis.… e baci.
PS - (divieto di pubblicazione su carta, Busi a titolo gratuito per Dagospia e ogni altro sito svelto di mano; l’accordo con Dagospia è che resti accessibile senza pagamento per 3 giorni dalla data di pubbl.)
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