Un bellissimo articolo di Paolo Martini per Chi

Questa è la più allucinante vicenda di malasorte, per chi ci crede, nella storia della tv italiana. Tutto ruota simbolicamente intorno al 17, un numero che per la smorfia napoletana vuol dire, guarda caso, “la disgrazia”. E la disgrazia di uno dei più grandi personaggi del nostro piccolo schermo, Enzo Tortora, comincia con l’arresto alle 4 e mezzo di mattino di un venerdì 17, nel giugno del 1983, con l’accusa di associazione a delinquere di stampo camorristico. In un altro sfortunato giorno 17, nel settembre dell’85, l’assurda vicenda giudiziaria porta alla dura condanna di Tortora, 10 anni e 6 mesi di reclusione. Ma di 17 arriverà pure l’assoluzione, nel marzo dell’86, una sentenza che viene confermata dalla Cassazione sempre il 17 (nel giugno dell’87) e chiude almeno l’incredibile calvario giudiziario. Cinque anni di galera e arresti domiciliari, di interrogatori e processi con accuse inventate, di grottesche indiscrezioni date in pasto ai giornali e alla tv, di verbali di pentiti non attendibili e di polemiche politiche. E, alla fine, nemmeno un anno dopo, nella cupa notte del 17 maggio 1988, l’agonia fisica vera e propria di Enzo Tortora nella stanza 304 della clinica Città di Milano: a divorarlo è un cancro, diagnosticato qualche mese prima. Ma, ben al di là della sfortuna e delle coincidenze del 17-disgrazia, il caso Tortora porta indelebilmente il tragico segno dell’umano, purtroppo umano. Forse, addirittura, di un complotto politico-giudiziario. Adesso siamo ormai nel ventennale dalla straziante morte di Tortora ed è ingiusto saperlo così dimenticato. È stato uno straordinario “present-autore”, un inventore e conduttore di trasmissioni popolari, al pari forse solo di Corrado, e più ancora di Mike Bongiorno o Pippo Baudo. Non merita certo l’oblio che, troppo spesso, gli è toccato persino nella sua Rai. Il suo ultimo show, un mercatino sentimentale intitolato Portobello, inchiodava 20 milioni di spettatori al venerdì sera sulla seconda rete della Rai (28 milioni era stato addirittura il record d’ascolto precedente all’arresto). Portobello è stato il programma dei programmi con la gente comune, l’hanno ricopiato poi in mille modi e riciclato a spezzoni in tante altre trasmissioni. Anche la lezione di quella sua tragica e clamorosa vicenda d’ingiustizia, che non deve apparirci così lontana, rischia di essere, purtroppo, ancora molto attuale. LA SOFFIATA POLITICA Il caso Tortora per me comincia verso le 15 del caldo pomeriggio del 16 giugno, a Milano, in via Fava, zona Melchiorre Gioia, dietro la Stazione Centrale, dove aveva sede allora Il Giorno. Ero il responsabile delle pagine spettacoli, una posizione guadagnata sul campo a 24 anni come cronista d’indiscrezioni sulla televisione. Prima della consueta riunione del pomeriggio il direttore, Guglielmo Zucconi, mi convoca nella sua stanza e, insolitamente, mi fa segno di accostare la grande porta di legno del suo studio, che in genere tiene sempre aperta. Mi guarda da sott’occhi con il tono un po’ più grave del solito, lui che era sempre così leggero e bonario. «Vedi un po’ tu di capirci qualcosa», sono le sue parole, «perché si dice che stiano per arrestare un grosso personaggio dello spettacolo in un blitz sulla camorra. L’indiscrezione filtra dal Palazzo della giustizia di Napoli, ma pare sia buona...Un uccellino mi ha cacato sulla spalla...». Zucconi, che era stato l’inventore della maschera di Scaramacai e autore di varietà, usava sovente queste espressioni colorite per indicare che l’informazione arrivava da un alto livello politico o istituzionale. «Potrebbe essere un nome sulle ultime lettere dell’alfabeto, mi ha suggerito la mia fonte...», continua il direttore. «Ho risposto subito: “Con la Z non mi viene in mente nessuno; escluderei proprio la V di Vianello... Alla U non saprei proprio chi dire…Alla T, boh, a chi devo pensare? A Tognazzi? O magari a Tortora, che ha pure un cognome napoletano?”. Va’, vai sopra, fai qualche telefonata e torna a riferirmi». IL PRIMO AVVERTIMENTO Un po’ scioccato e pure divertito, per lo show del grande indimenticabile maestro Zucconi, provo a cercare subito Tortora attraverso la fedelissima collaboratrice Gigliola Barbieri, la sua Barbie. Da poco avevo maturato un discreto rapporto di stima e di confidenza con il pur difficile personaggio. Tutto era cominciato con un piccolo diverbio durante una conferenza stampa a Retequattro: nelle pause del suo impegno in Rai, Tortora collaborava con la rete privata allora mondadoriana, dove si esercitava come intrattenitore di politica-spettacolo “ante litteram”. Il suo rotocalco Cipria su Retequattro è considerato l’antesignano di tutti i Porta a porta. In quel periodo Tortora preparava con Pippo Baudo addirittura le tribune politiche elettorali di Retequattro, con la formula nuova della presenza della gente comune e il titolo Italia parla. Verso le 16, finalmente, raggiungo al telefono il presentatore che stavo inseguendo da un’ora. È a Roma, in riunione. Gli riferisco, trafelato, delle voci di un suo imminente arresto nell’ambito di una grande retata di camorristi, e Tortora reagisce con divertita calma: «Ma si figuri! Son qui che lavoro, per le nuove tribune politiche di Retequattro. Domani mattina ho appuntamento in Rai per parlare del prossimo ciclo di Portobello». Torno da Zucconi, riferisco la smentita ma apprendo nuovi particolari. «Guarda che mi danno la notizia come confermata. E forse c’è di mezzo davvero pure Tognazzi», mi dice deciso il direttore. Bisogna considerare che, a quel tempo, Guglielmo Zucconi, padre di Vittorio, il quale è oggi una grande firma di Repubblica e direttore di Radio Capital, era un giornalista di lungo corso tra i più noti, di rango pari ai Montanelli e ai Biagi, per intenderci. Oltrettutto era appena stato parlamentare democristiano, dirigendo il settimanale ufficiale del partito cattolico La discussione. Non potevo non credergli. LA SECONDA TELEFONATA Stavolta, più preoccupato che divertito, torno a richiamare Tortora. «Scusi se disturbo di nuovo, ma mi confermano che l’indiscrezione è attendibile: non potrebbe verificare lei direttamente in qualche modo?». E mi sento rispondere con qualche battuta al fulmicotone: «Sì, è confermato: ci sono dentro appunto Tognazzi e Tortora... Manca solo Vianello, così siamo a posto: il cast è al completo! Mah, chissà come nascono certe stranezze... La saluto, caro Martini, ci sentiamo per cose più serie». La notte a Roma, nella stanza d’albergo al Plaza di via del Corso, dove verrà poi arrestato, il presentatore ride di gusto con la sorella Anna, raccontando le nostre telefonate. Aggiunge che, in serata, altri cronisti lo hanno cercato per segnalargli la stessa indiscrezione. Prima dell’ultima buonanotte da persona normale, Tortora mostra tutto fiero alla sorella un maialino di porcellana che ha appena acquistato per la diletta figlia Silvia, esattamente uguale al primo salvadanaio che le aveva regalato da piccola. Silvia non lo avrà mai, perché i carabinieri che eseguono l’arresto smontano e sequestrano pure quell’innocuo oggettino alla ricerca di droga. Il maialino sparisce in caserma prima della raccapricciante sfilata di Tortora in manette organizzata per la ripresa delle telecamere. Mentre sale sul cellulare che lo trasporterà verso la cella 16 bis di Regina Coeli, Tortora è travolto da flash e telecamere. Vola pure qualche insulto. “Ladro, farabutto, ipocrita, faccia di merda!”. E, invece, dovrebbero dargli del coglione, penso io sconsolato: è quello che si merita dopo che da 12 ore era stato avvertito. “HA VIOLENTATO LA MADONNA” Tre mesi dopo l’arresto, dal carcere di Bergamo, Tortora mi scrive la prima delle lettere che ho ritrovato, dove si legge tra l’altro: «Comunque, ricordi. Se le telefonassi, un giorno, dicendole che la cercano perché ha ingravidato la Madonnina, sul Duomo, beh, non rida. Scappi. Ma scappi sul serio, e non si fermi che oltreconfine. Ormai qui sono capaci di tutto». E, in effetti, mi ricordo con amarezza che già il giorno dopo il blitz non si parlava d’altro ossessivamente che di “Tortora camorrista”. Il mio direttore, Zucconi, mettendomi la mano sulla spalla, mi confida ancora: «Guarda, lo so che sei un tipo buono e ti affezioni alle persone. Lo so che ti sembra incredibile che ieri Tortora ti abbia risposto in quel modo... Ma mi confermano che ci sono cinque mesi d’indagini dietro al blitz di ieri, e anche Rognoni mi ha detto che la polizia e i giudici si sono mossi a ragion veduta...». Virginio Rognoni, esponente Dc della stessa corrente di sinistra, personaggio di casa tra Pavia e la Milano de Il Giorno. Il governo di allora si impegnò al massimo perché quella retata anticamorra, con dentro un nome così grosso e imprevedibile, potesse offuscare ben altri scandali di cui si parlava da mesi, come il caso legato al rapimento di un importante esponente Dc di Napoli. Il presidente Sandro Pertini, infine, si erge a intransigente difensore della magistratura persino dinanzi agli appelli innocentisti dello scrittore siciliano Leonardo Sciascia: «Se ci sono prove, è l’unica considerazione valida dinanzi alla giustizia». BERLUSCONI LO DIFENDE Subito a caldo dopo il clamoroso arresto, mentre i telegiornali e i quotidiani d’Italia sbattevano il mostro Tortora in prima pagina, decisi di sentire l’opinione di Silvio Berlusconi. Da ormai quasi tre anni, precisamente il 30 settembre dell’80, aveva fondato Canale 5 e il successo gli sorrideva, come sempre, tra lo scetticismo di molti. Dopo avere strappato Mike Bongiorno alla Rai, puntava proprio all’ingaggio di Tortora, per superare finalmente la Rai anche al venerdì sera. Gli telefonai il sabato ad Arcore. «Scriva pure che oggi io non provo nessuna soddisfazione», mi dice, «per il danno indirettamente subito dalla concorrenza, ma soltanto molto dispiacere per Tortora. È una cosa incredibile, anzi io non ci credo proprio. E sono sicuro che si chiarirà tutto presto». Finite le dichiarazioni da pubblicare, Berlusconi si dilungò in spiegazioni con il giovane cronista. «Evidentemente si tratta o di un clamoroso errore o di un complotto. Per averlo con noi gli ho offerto di tutto, gli ho detto che ero disposto persino a prenderlo solo per i programmi giornalistici, e non per uno show alla Portobello. Si è mosso anche Indro Montanelli, che gli ha proposto a mio nome di venire a Italia 1 per fare proprio “la tv di Tortora e Montanelli”. Ma lui niente. È molto attento alla sua immagine e non vuole rischiare con un’avventura nuova. Non parliamo, poi, dei soldi! Tortora è un tipo che non ha interessi economici, non ha problemi di denaro, non ha bisogno di nulla. È solo uno che fa molto bene il suo mestiere, lo ama tantissimo e non ha assolutamente nemmeno un vizio o un punto debole. Glielo assicuro, ho studiato molto bene il soggetto, dato che m’interessa molto. Le accuse che gli rivolgono mi fanno solo ridere: è come se dicessero che io ho rubato qualche milione di lire. A parte il fatto morale, guadagno di mio già mille e cento miliardi all’anno, figurarsi! Martini, glielo giuro: sono pronto a prendere Tortora anche dopodomani, e per fargli firmare il contratto con il mio gruppo andrei personalmente nel parlatoio di Rebibbia». IL TELEGRAMMA DI BAUDO Ma l’amarezza di Tortora era legata soprattutto all’atteggiamento della “sua” Rai, da subito cinicamente colpevolista. Il suo nome fu ignorato persino nello spettacolo per i trent’anni di storia della tv. «È indispensabile in democrazia un’alternativa a questa Rai Tv puro portavoce del potere», mi scrive in un’altra lettera, concludendo con la promessa: «Farei altri 9 anni di galera, come li feci al di fuori della Rai, per dimostrare a che punto l’Ente di Stato è ridotto». Tortora riceve, però, tantissimi messaggi d’affetto dalla gente comune, prima di tutti dai poveri cristi qualunque dietro le sbarre. I carcerati, del resto, Portobello godevano da sempre di un occhio di riguardo, ed è uno dei motivi per cui era stato facile ai giudici trovare qualche vago elemento di contatto. Si muovono anche molti personaggi di primissimo piano: lo difendono pubblicamente Sciascia e Biagi, ma anche molto affettuosamente da subito Piero Angela e Raffaella Carrà. Anche Maurizio Costanzo si schiera pubblicamente dalla parte di Tortora, con una generosità che è difficile dimenticare, dato che era stato da poco pesantemente attaccato da Tortora. Tace, invece, per mesi il collega Baudo, con cui pure Tortora stava lavorando a Retequattro la vigilia del suo arresto. Ma il giorno del suo 55° compleanno, nella cella al secondo piano del carcere di Bergamo, Tortora finalmente riceve anche un telegramma firmato Pippo Baudo. Il testo, forse perché destinato a passare al vaglio della censura carceraria, incredibilmente recita: «Caro Enzo, nel pieno rispetto della magistratura, ti porgo i miei migliori auguri». Altro che rispetto! Fu un’indagine abborracciata come poche. La lente degli investigatori non si concentrò mai, per esempio, sulla singolare omonimia con un tale Rolando Tortora, che in quegli anni era, guarda caso, il colletto bianco della camorra nella Roma del potere politico. Secondo i giudici il Tortora delle agendine era Enzo, e basta: anche se i numeri di telefono non corrispondevano affatto. Sono vari, dunque, gli indizi che portano a ricostruire quella vicenda come un complotto politico-giudiziario. E si resta di pietra ancora adesso, persino a riascoltare le ultime parole che Tortora ormai in agonia mormorò alla sua fedele collaboratrice: «Barbie, che disastro! Purtroppo so già che resterà un sogno persino il mio desiderio di lasciare almeno una lezione, affidando l’eredità al comitato per la giustizia giusta...». E, in fondo, ancora oggi, di questa allucinante vicenda d’ingiustizia resta solo l’amaro di una famosa vita distrutta così, ormai vent’anni fa o giù di lì.

Scritto da @ 16:29 - venerdì, 16 maggio 2008
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Ancor prima d’essere fatto questo nuovo governo, già arrivano consigli e reprimende, ma non dall’Italia bensì dal Gheddafi Jr alias Saif El Islam Muammar al Gheddafi, figlio del leader libico (Seif el Islam vuol dire “la spada dell’Islam”), ponendo un veto sull’eventuale nomina del Roberto CALDEROLI a ministro. Ovviamente ci sono state varie reazioni, dal Ministero degli Esteri ai rappresentanti delle varie comunità islamiche in Italia, supportate a 360° da tutti i politici ; persino la Lega araba ha smorzato i toni ed i rappresentanti islamici in Italia hanno preso le distanze da Gheddafi Jr. Persino l'Ucoii ha dichiarato attraverso il portavoce Isseddin Elzir : "Sulle questioni interne decide il Paese. L'Italia è un paese indipendente, la Libia altrettanto", ed il Mario Scialoja, presidente della sezione italiana della Lega musulmana mondiale aggiunge : " Un'indebita ingerenza negli affari interni italiani", come pure Yahya Pallavicini, vicepresidente della Coreis (Comunità religiosa islamica), dichiara : "il figlio di Gheddafi esprime un'opinione comprensibile ma eccessiva". Quindi un coro unanime o quasi, a difesa della nostra identità e dei nostri valori di democrazia, l’ingerenza nei fatti interni italiani è inaccettabile, e sino a prova contraria in Italia i governi vengono eletti democraticamente dai cittadini, a differenza di altri paesi. Che il personaggio “Calderoli” sia estroverso, eccedendo nelle sue esternazioni è un dato di fatto, ma nessun rappresentante di uno stato estero può emettere veti sulla persona, è una perfetta violazione del diritto internazionale. Nota di merito al Ministero degli esteri che con una nota ufficiale diramata dalla Farnesina: “ L'eventuale inserimento del leghista Roberto Calderoli nel nuovo governo riguarda solamente l'Italia e i suoi rappresentanti istituzionali e non sono dunque accettabili condizionamenti o veti che arrivino dall'esterno. La formazione e composizione del nuovo governo è una questione interna, regolata da precise disposizioni costituzionali “. Almeno questa volta NON ci caliamo le braghe…..

Scritto da @ 10:06 - lunedì, 05 maggio 2008
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Ieri sera vedendo la trasmissione delle “IENE”, è passato un reportage su Valentino FOIS, sui suoi trascorsi sportivi e personali raccontati in maniera estremamente onesta e disincantata di quell’ambiente che nascondeva non poche ombre, ma il fatto importante è stato che il Gruppo Sportivo AMORE & VITA - MCDONALD'S di Ivano Fanini, ha voluto dargli un’altra possibilità sia come uomo che come sportivo. Il Valentino Fois, ha un palmares di tutto rispetto, Marco Pantani lo volle alla Mercatone Uno nel 2002, un secondo posto al Tour de France giovani a 23 anni, nel 1996 alle spalle di Ullrich e 7 vittorie da professionista ; adesso ha firmato un contratto annuale a rendimento più i premi. La dichiarazione del FANINI, non può che fargli di merito, : "Sono orgoglioso di aver recuperato questo ragazzo ed avergli dato la possibilità di redimersi e dimostrare ancora tutto il suo valore. Credo fermamente che Fois non sia un atleta finito, se lo vuole e continua a fare la vita che fa ora può dare ancora moltissimo. L'ho incontrato per la prima volta lo scorso ottobre, in un periodo veramente critico della sua vita. Il suo futuro sembrava ormai irrimediabilmente compromesso, ho capito subito che era 'sull'orlo del precipizio' ma poteva essere salvato e meritava di esserlo. Fin da subito ho provato dentro qualcosa di particolare, una sensazione che mi ha spinto a fare il massimo per recuperarlo, sia come uomo che come atleta. Quindi l'ho ospitato eh ho parlato a lungo con lui, proprio come se fosse mio figlio. Appena dopo il nostro incontro ho percepito che qualcosa in lui stava cambiando ed allora ho deciso di dargli piena fiducia”. Il nome Amore & Vita è nato nel 1948 con il nome di G.S. Fanini, il Gruppo Amore & Vita – Team Fanini è ad oggi di fatto la società ciclistica professionistica in attività con più anni di tradizione, Ivano Fanini il suo patron è da anni sul fronte della lotta contro il doping, un amore viscerale per il ciclismo, ma ancor più a quel ciclismo pulito, da molti disatteso se non osteggiato, ma lui in questi anni ne ha fatto una ragione di vita. Per fare “spettacolo” e non “sport”, molti hanno usato mezzi illeciti per aumentare le proprie capacità sportive a rischio della propria vita, il tutto nell’ipocrisia del non sapere, una prassi consolidata che porta a volte ad una fine drammatica. Sempre il Fanini : “La mia politica è da sempre quella di lanciare giovani talenti e rilanciare campioni abbandonati proprio come lui. Io combatto il doping e sono sempre pronto a dare una mano a tutti quelli che lo hanno usato ma che hanno deciso di cambiare vita e collaborare affinché questa piaga venga sconfitta “ Sono convinto che alla fine riuscirà nel suo intento, ma la lotta è dura, e quello che manca maggiormente è la volontà delle istituzioni a debellare questa “immonda pratica”, in particolare dovrà essere il Ministero dello Sport a redigere il -Codice Sportivo- come in Francia, parimenti equiparare il -doping- al reato di narcotraffico per chi lo fabbrica, vende ed usa ; forse qualcosa cambierà.

Scritto da @ 11:07 - sabato, 01 marzo 2008
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Non sono tanto le alleanze con il relativo sbandieramento di programmi a creare i nuovi soggetti “partitici”, ma quanto l’interesse poltronesco e prebende che reclamano, dai radicali la Bonino tuona : «Non va bene: il Pd nega a noi ciò che concede a Di Pietro», facendo pesare che il suo 2% vale 12 deputati e 3 senatori, e quindi 5 milioni di rimborso elettorale/finanziamento pubblico. Ergo da supporre che l’Idv, abbia fatto il prezzo per entrare, certo già da come si muove il suo ledere non promette bene al PD, la sua vena giustizialista e veemente è arcinota, forse nutre la speranzella che se per caso ce la fa d’ambire alla poltrona del fu Mastella, chissà? Da quello che si vede, come "La carica dei cognomi illustri", di per se è un deja vu, ma ancora silenzio di chi e dove ; al momento solo sgomitate per apparire sul proscenio con il Veltroni. Dall’altro fronte, il tentativo del Casini di far pastetta con il centro, vedi Rosa Bianca e qualche transfuga, mentre grosse fette del partito emigrano nella più confortevole e sicura Pdl ; di certo dovrà inventarsi qualcosa di collante altrimenti rischia d’essere solo a votarsi. Mentre il Mastella esterna : "Se qualcuno non vuole un'alleanza di centro, si assumerà la responsabilità storica di non averla realizzata" in riferimento a una possibile coalizione fra Udeur, Rosa Bianca e Udc. "Diventerebbe un suicidio generale, come la balena bianca di cui si parlava diffusamente con la Dc. Saremo come tanti piccoli balenotteri: chi prima, chi dopo ci areneremo sulla spiaggia morendo", il pensiero è ovvio cercare di galleggiare ! . Il Cavaliere con il su intervistatore di fiducia Emilio Fede, ripropone la sua ricetta liberale: “meno tasse - su famiglia, lavoro, imprese - per produrre maggiore capacità di consumi". In modo da rilanciare l'economia. Poi senza nominarlo, ma si capiva chi era, : "Oggi qualcuno propone un programma neoliberista fotocopia del nostro, ma non credo che gli italiani siano così ingenui da pensare che queste persone faranno il contrario di quello che hanno fatto per decenni. E' un finto nuovismo di personaggi che sono in politica da tanto tempo". Niente di nuovo ancora, giusto da vedere i manifesti, che vanno appiccicando qua e là, di già la –cosa rossa- per farsi capire chi è ha rimesso i simboli, giusto per essere sicuri che sono loro.
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Buona lettura

Scritto da @ 10:52 - martedì, 19 febbraio 2008
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Dopo aver visto tracimare la giustizia con indulti, sconti di pena, patteggiamenti ; la sicurezza dei cittadini è sempre più all’abbrivio e preda della delinquenza d’importazione e locale. Ma quello sconvolgente che un –mostro- è stato scarcerato nel 2005 per scadenza dei termini di custodia cautelare, nonostante una condanna a 6 anni e 6 mesi per avere violentato due sorelline di Aragona ; dopo la liberazione era sottoposto solo al divieto di dimora nella provincia di Agrigento e all'obbligo di firma. Assurdo ! una –feccia umana del genere- libera per un fatto procedurale, vorrei vedere negli occhi chi abbia firmato tale atto e chiedergli conto dell’ennesimo abuso su di una bambina di quattro anni. Se la sua coscienza di uomo e magistrato sia tranquilla, La violenza sui minori è uno dei più turpi e vili delitti, come si può permettere che circolino –liberi- di commettere le loro infamie ; adesso assisteremo al solito balletto di responsabilità che si concludere con un niente di fatto. Resterà solo un’altra vita marchiata dall’infamia di una società e dalle sue istituzioni che non ha saputo difenderla.
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Buona lettura… sempre se vi va….

Scritto da @ 12:00 - lunedì, 18 febbraio 2008
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E’ interessante vedere, la cartina tornasole delle varie elucubrazioni sui sondaggi, l’Italia sempre divisa in due contrapposte parti, ma se si analizzano i dati l’una sostiene l’altra, il perfetto gioco dei contrapposti. In effetti non potrebbe essere diverso, l’opinione corrente è di disaffezione ed ancor peggio d’indifferenza , i proclami di dover sollevare lo spirito italico non sollevano nemmeno una piumetta d’allodola. Restano ancora troppi galli a cantare nell’agone politico, ognuno con il suo chicchirichì di voler fare chissà cosa, di promesse l’elettore ne è profondamente stanco, sa ormai il gioco come è condotto ed a quale fine ; l’ultima sua speranza è di non veder i soliti e per di più con storie dietro. Chi lo farà avrà giù una possibilità in più, dei masanielli rinascimentali, si sa perfettamente che sono solo spettacolo utile solo per presenzialismo scenico, e non per ultimo venducchiare libercoli e dvd. Adesso servono vere riforme strutturali di programmi e persone, ci riusciranno ? chissà.
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Scritto da @ 16:46 - giovedì, 14 febbraio 2008
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Al discorso a Spello, la prima accentuazione è stata della sua presentazione e scenografia, come se dover parlare agli elettori ci voglia uno scenografo di Cinecittà ! ; capisco la forma organizzativa, la scelta del pubblico, ma addirittura scegliere lo scenario e fare di quello il tema, mi sembra troppo. A Roma di –piacione- c’è n’è uno è basta ed avanza, serve più qualcosa di costruttivo che non la recita elettorale stile americano con pin-up e contorni ; che inizino le critiche c’è da farsi al callo sino al velario delle urne, ma continuare sui temi. Scrivono che : “Dimesso, discorsivo, didascalico. Così è apparso nella cornice medievale di Spello, WalterEgo Veltroni, l’Obama bianco del Partito Democratico al suo esordio di campagna elettorale. Alla retorica grossolana e ruspante del Cavaliere, Walter-Ego ha risposto con un discorso molliccio e gelatinoso, una specie di pappa del cuore che dovrebbe sgonfiare l’ansia del popolo moderato e inaugurare la “rottura” del vecchio sistema ” Se criticano così, allora siamo nel giusto, la gente comune non vuole più messaggi roboanti e nemmeno televendite ; vuole qualcosa di pacato che abbia dei contenuti precisi, un taglio netto e preciso del passato per saper affrontare il futuro. L’asserto di « Non ci sono due Italie separate da muri invisibili. Né è giusto mettere sulle regioni, sulle città, sulle case e persino sulle teste degli italiani delle bandierine di colori diversi. Perché gli italiani non appartengono a nessuno, se non a se stessi, e vogliono uscire dalla confusione, dall’instabilità e dall’immobilismo: vogliono una stagione nuova » E’ quello il primo grande pensiero, in passato abbiamo vissuto sotto il – dividi et impera- , il classismo ed il becero massimalismo, e non dimenticando cinque anni di spot melensi per farci credere a chissà quali mirabolandie. Quello che può sembrare uno slogan «Noi diciamo : non cambiate un governo, cambiate l’Italia» ; deve essere la chiave di volta del PD, il cambiamento di pensiero e persone atte a dare una svolta ; non serve demonizzare l’avversario per basare una campagna politica, ne tantomeno rivangare il passato, bisogna girare pagina, sappiamo bene cosa è stato il governo prodesco. Ma attenzione grande UOLTER…. l'esperienza è un ombrello disponibile quando ha smesso di piovere, e ricordati del buon Giulio Cesare “Troppi fanno la somma e pochi la differenza”, quindi continua a cavalcare da SOLO !.
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Scritto da @ 10:38 - martedì, 12 febbraio 2008
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Ormai sono frenetiche le consultazioni d’entrambi gli schieramenti, dopo il proclama veltroniano di “correre da soli” e lo slogan “si può fare”, ha assunto una connotazione di tutto interesse ; le linee programmatiche si cominciano a delineare, ma la grossa novità è stata di non asservirsi delle starnazzanti -cose rose- ne tantomeno dei transfughi prodiani o altri partitini, tutti a caccia di uno scranno e visibilità. Se vuole creare qualcosa di nuovo, ed in particolare riconquistare credibilità degli elettori, dovrà essere un programma chiaro e succinto, ma ancor meglio dividerlo in due fasi : prima le riforme, poi il programma di sviluppo. Il nascente PD ha bisogno di volti nuovi, di presentare candidati –presentabili-, di non accettare compromessi per cercare d’incollare soliti bastian contrari, un unico simbolo riconoscibile per ogni regione italiana, queste saranno le condizioni inderogabili per non ricadere nel disastro dell’Unione fatta da Prodi con le sue pastette. Di contro abbiamo il nostro vulcanico e roboante –cavaliere-, che con variegate alchimie cerca d’incollare nel Pdl i vari alleati, partitini creatisi dalle scissioni, non solo ma apre una porta anche ai partitini che sino a qualche giorno fa stavano con l’Unione. Sta mettendo in piedi una vera e propria armata del centro destra, ma tenerli tutti insieme e farli ragionare all’unisono sarà una gran bella gatta da pelare, fa troppo affidamento al suo carisma e gli potrebbe costare ben caro. Ma a tutto ciò, quello che no sta facendo e l’immagine del suo insieme variegato, i personaggi che hanno qualche storia di troppo, il dover sempre trovare nell’avversario il suo esistere ; adesso ci vogliono programmi e credibilità, non televendite ! Abbia il coraggio di dare spazio ai giovani e di dire –no- a certe alleanza ambigue, altrimenti è la solita pastetta che ci ha propinato per ben cinque anni, e di quella gli italiani ne sono arcistufi e non solo di quella. Adesso vedremo nei prossimi giorni chi saranno i concorrenti per un posto al sole, che arrivi una nuova casta è certo, ma speriamo che sia meno ingorda ed incapace di quella che ci hanno propinato.
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Scritto da @ 16:50 - sabato, 09 febbraio 2008
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Intanto per il referendum, il Consiglio dei ministri ha convocato a Palazzo Chigi per l'approvazione del decreto presidenziale per l'indizione del referendum popolare abrogativo di talune norme della legge elettorale. Ma purtroppo la consultazione slitterà di un anno, rispetto alla data stabilita dal consiglio dei ministri (tra il 15 aprile e il 15 giugno), in caso di scioglimento delle camere. Allora andiamo a votare col porcellum o altro animale da definire, se non trovano la gabola di un mixer tra tedesco, spagnolo, francese, belga ; chi più ne ha ne metta ! poi che si farà di bello ? Nel frattempo, il Veltroni cerca disperatamente di portare avanti un governo a tempo di tre mesi, ma ci crede anche lui alle favole ? e con quale base ? quale maggioranza ? ; di certo nel PD ne di gatte da pelare e lasciarsi prendere la mano gli costerebbe non poco. Mentre il Cavaliere, resta ormai arroccato –la voto ! –, sapendo bene anche lui che può succedere di tutto, le sue alleanze le deve ben valutare perché qualche scherzo da prete gli può arrivare, ne ha già pagato lo scotto con quelli della Lega. Il povero Marini, s’è visto la processione di ben 27 questuanti, ventisette tra partiti e movimenti politici a raccontare la loro pietra filosofale per salvare l’Italia ; se non si riduce già questa armata Brancaleone a caccia di poltrone sarà ben difficile fare qualcosa. Ma ancor più importante, ridurre la –casta- e i loro ammenicoli, adesso si andrà a votare, ma purtroppo questa prima riforma resterà un’utopia, avremo il parlamento ancora in ostaggio di partitini dell’1 o zero percento, a bussare poltrone e prebende.
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Scritto da @ 12:30 - martedì, 05 febbraio 2008
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Un articolo del Quotidiano del 2 febbraio : “ La violenza sulle donne desta continuo allarme. Tre su dieci sono vittime di abusi, nel 95% dei casi sono maturati tra le mura domestiche. Sono i dati allarmanti, di fonte Istat, di cui si è discusso oggi nella sede del Parlamento europeo, nella capitale, nel corso della presentazione 'Aprite quella porta', campagna contro la violenza domestica e assistita. In particolare, come ha ricordato Roberta Angelilli, capo delegazione di An al Parlamento europeo, siamo in presenza di una "carneficina" sulla quale c'è un "silenzio assordante". Come infatti dimostrano i dati, solo il 18% delle donne considera reato la violenza subita in famiglia. Per correre ai ripari dalle violenze, dicono ancora i dati, vengono spesi circa 2 miliardi e mezzo di euro l'anno. Inoltre più di un milione di donne hanno subito comportamenti persecutori (stalking), 780 mila sono le vittime di mobbing. I dati denunciano ancora che le donne che subiscono più violenze dai partner nella vita, in quasi la metà dei casi soffrono di perdita di fiducia e di autostima (48,5%), di sensazione di impotenza (44,5%), di diturbi del sonno (41%), di ansia (36,9%), di depressione (35,1%). Nel 12% dei casi maturano idee di suicidio e di autolesionismo. Altro dato allarmante è rappresentato dal fatto che nel nostro Paese l'11,2% delle donne in stato di gravidanza ha subito violenze. Inoltre il 61,4% ha dichiarato che i figli hanno assistito ad uno o più episodi di violenza. Da rilevare ancora che tante violenze sono sfociate in omicidi. Solo nei primi mesi del 2007 si sono verificati 62 omicidi, 141 tentati omicidi (37% in più rispetto al 2006), 10.383 vittime di lesioni (32% in più rispetto al 2006), 1085 casi di abusi sessuali (16% in più rispetto al 2006) denunciati da parte di donne. Non solo violenza fisiche: più di 7 milioni di donne hanno subito o subiscono violenza psicologica. Le forme più diffuse sono l'isolamento o il tentativo di isolamento (46,7%); il controllo (40,7%); la violenza economica (30,7%); la svalorizzazione di sè (23,8%).” Dopo questa lettura, ci si chiede ancora che al terzo millennio siamo ancora nella barbarie ! e niente ancora viene fatto incisivamente per almeno solleviare in parte questa immane tragedia.
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Scritto da @ 10:50 - lunedì, 04 febbraio 2008
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