Giusto il tempo di fare l’editoriale, che il dubbio/pensiero è una realtà, un articolo di Francesco Verderami per il Corriere della Sera riporta una intervista all’emerito ex presidente Francesco Cossiga, delle picconate da smontare pezzo pezzo il povero PD. Il dubbio che qualcosa si stava consumando nel PD, adesso si manifesta in tutta la sua certezza, l’assedio al forte Uolter è in atto, sia apertamente dopo le dichiarazioni del Parisi, che politicamente all’ombra vedi Rutelli D’Alema ; qualcosa che sta modificando profondamente la struttura stessa dei suoi componenti. Un asserto tra i tanti, fa sentire il peso dell’esperienza politica del Cossiga : “Perché, come all'Anm, è alla Corte Costituzionale che si annidano i peggiori nemici del Cavaliere. Dicono che Giorgio Napolitano abbia dato la parola, e che non accadrà nulla. Bene, verificheremo fino a che punto il capo dello Stato sarà in grado di far valere la sua moral suasion sui giudici antiberlusconiani». Resta da capire cosa sarebbe successo se il premier avesse alzato il telefono e parlato con D'Alema. «Massimo — prosegue Cossiga — gli avrebbe consigliato di non perder tempo e di ripristinare l'immunità parlamentare. Perché, come scriveva lo storico François Guizot, in politica l'abuso dell'immunità è meno lesivo del governo dei giudici. E non aveva visto il governo dei pm...». Sì, ma Guizot non vota in Parlamento. «D'Alema sì, e avrebbe votato a favore, lo so per certo. Lui avrebbe avuto il coraggio di farlo. Veltroni no, visto che si è legato ad Antonio Di Pietro. E uno che si è legato a Di Pietro, mi domando e domando a Berlusconi, che garanzie può dare?». D'Alema invece, «D'Alema sì. È uno serio. È con lui che il Cavaliere deve parlare».” Ormai e un discorso aperto tra D’Alema e Berlusconi, due personaggi che sanno perfettamente cosa sia la politica ed i suoi risvolti, in particolare il D’Alema, sempre dall’articolo : “Sostiene Cossiga che «per ora non si parlano direttamente»: «Siccome Massimo è uno serio, mica si siede a discutere senza sapere su cosa si tratta». In che senso? «Beh, in tutti i sensi. Anche sulle grandi riforme, ovviamente. Lui ogni volta che ci vediamo mi racconta della Bicamerale, sospira che se non fosse fallita avremmo ora una repubblica semi-presidenziale e la separazione delle carriere per i magistrati. Vecchia storia quella, e dolorosa per D'Alema, secondo il quale sarebbe stato Berlusconi a mandare tutto all'aria. Ma questa è la versione ufficiale. L'altra, quella vera, è che fu l'allora capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro a far saltare l'operazione. Però oggi le cose sono cambiate, dunque ci sarebbe la possibilità di arrivare al matrimonio». “ Quindi l’approcciarsi di un DALEMONI, non è poi tanto utopistico, l’elettorato vuole qualcosa di più che non assistere allo squallore di certe piazzate alla. maniera “travagliescogrillescoguzzantescodipietrame”, se quella è la politica che vuol fare l’Idv, non credo che trovi molti spazi nel PD.

Scritto da @ 09:17 - martedì, 15 luglio 2008
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Il PD sta vivendo momenti d’alta tensione, anche se celati da facce di circostanza, sono palpabili nell’aria che qualcosa stia maturando ; il D’Alema e il Rutelli ormai non ne fanno mistero di avere le loro correnti mentre il Parisi cerca un nuovo leader. Ormai contro il Veltroni è un susseguirsi di frasi di circostanza, ma nello stesso tempo tessere le tele con altre alleanze, la classica ipocrisia politica -male endemico- di questa nuova identità, che doveva avere un un'unica base ed anima costituente, invece è già lacerata dai distinguo. Se il programma era di cominciare da soli, al suo ripensamento aprendo possibili alleanze, la scelta è stata quanto mai improvvida, ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti, da un modo costruttivo di fare scelte si è scaduti nel qualunquismo più becero cavalcando un antipolitica desueta e vuota di contenuti. Ma quello che lascia ancor più perplessi, che solo adesso il Veltroni dica : « Il problema vero è il rischio povertà: dialogo solo se il governo affronta l'emergenza », mentre il Rutelli replica : « Il Pd detti l'agenda del Paese e cerchi nuove alleanze » ; ed il Di Pietro, da bravo alleato, preferisce : «Faremo una, cento, mille piazze». Se Veltroni non ha capito sino ad adesso l’errore d’avere nel PD il Di Pietro, sarà la sua debacle come leader e come credibilità politica, le boutade dipietresche dei 100.000 a piazza Navona, dei 100.000 processi del lodo Alfano, ed altre esternazioni in itagliano, stanno minando alle fondamenta quanto stava creando. Quando il -giustizialista- esterna : «che ha voluto dissentire contro una legge per cui quattro persone (le più alte cariche dello Stato) non devono essere processate nemmeno se ammazzano, stuprano, spacciano droga o fanno rapine» , ha un opinioni delle persone che sono assurte a quei posti decisamente ridicole o meglio qualunquiste e populiste. Forse gli sfugge, nell’impeto tribunizio, che esistono parecchi Paesi dove le alte cariche dello Stato sono tutelate allo stesso modo e ce ne sono altri dove la tutela è nei confronti di tutti i parlamentari, com'è stato in Italia per 45 anni per volere dei padri costituenti, ma forse un vuoto opportunistico di memoria ?. Sarebbe opportuno che leggesse questo editoriale di Mario Giordano per avere un idea…
Il Giornale
Se all’inizio trapelava che il dialogo avrebbe portato ad un –Veltrusconi-, riusando una battuta del giornalista Pansa, viste certe antiche convergenze andremo forse al –Dalemoni- ?..

Scritto da @ 11:11 - lunedì, 14 luglio 2008
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Dopo l’articolo sulla news letter del PD, decisamente caustico, su Repubblica un articolo di Simona Poli che ha intervistato Nanni Moretti ; una vera lapide tombale alla dipietrata piazzaiola. Già il titolo è sintomatico : “Che disastro in piazza Navona sporcata la storia dei girotondi” C'è una sola parola secondo Nanni Moretti per sintetizzare quello che è successo in Piazza Navona: "disastro". Lui che nel 2002 ha guidato i girotondi contro Berlusconi non perdona agli "irresponsabili organizzatori" della manifestazione romana di tre giorni fa di aver "sporcato tutto" e "oscurato con gli interventi di Grillo e della Guzzanti gli obiettivi dell'evento e persino la stagione dei movimenti del 2002, che era un'altra cosa. Noi", spiega il regista del Caimano che ieri a Fiesole riceveva il premio "Maestri del cinema", "facevamo politica e non antipolitica. Eravamo associazioni di persone nate fuori dai partiti che però volevano dare una delega ai partiti della sinistra che erano ancora sotto choc per la sconfitta del maggio 2001. Questa è la verità, anche se di noi alcuni giornali hanno fatto una caricatura, io stesso sono stato rappresentato così e pazienza". Ma quello che è successo martedì scorso è qualcosa di peggiore, l'immagine che ne viene fuori fa a pezzi quel che resta del sogno di quei giorni. "Sono davvero molto avvilito", confessa Moretti, "e mi dispiace che in questo disastro sia stata coinvolta una persona come Rita Borsellino. È' stato ascoltando il suo discorso per radio che ho deciso di affacciarmi in piazza l'altro giorno, pur non avendo aderito all'iniziativa come mi era stato chiesto. Ma quando sono arrivato ha subito attaccato a parlare Beppe Grillo e sono andato via immediatamente. Sarei anche curioso di capire come abbia reagito la gente di fronte a quelle banalità offensive. Come si fa ad invitare Grillo, che ha insultato tutto e tutti allo stesso modo, "topo gigio, psiconano" ma cos'è? Devo ridere, che roba è?". Scuote la testa Moretti e continua il pubblico sfogo. "Quando si fanno queste cose bisogna saper distinguere, tra l'altro due dei tre organizzatori li conosco bene, sono frastornato. E non bisogna trovare scuse o alibi nella non tempestività con la quale in queste settimane si è mosso o non si è mosso il Pd". A Veltroni il regista non si sente di dare consigli, piuttosto preferisce sottolineare come la sinistra stia vivendo "un periodo piuttosto intenso di autodistruttività". Si vedono, fa notare, "esponenti del Pd che escono dal partito e poi vanno nei Socialisti e lo spazio rimasto vuoto a sinistra del Partito democratico non viene riempito da niente e da nessuno". Il giudizio comunque non è tenero, anche se Moretti oggi parla a bassa voce invece di urlare dal palco di una piazza affollata. "Manca un progetto politico e mancano anche le persone e la generosità", dice. : "Con quell'intervento che dette il via alla mia imprevista avventura politica io, nel migliore dei casi, non avevo niente da guadagnare. E se allora ho avuto ragione oggi sono ancora più dispiaciuto. Allora il germe dell'autodistruttività non c'era, io non ho mai avuto il mito dell'elettorato buono contrapposto ai vertici cattivi dei partiti. Quei girotondi erano rivolti a tutti i cittadini e mi piace pensare che con noi sfilasse anche qualche elettore di destra. Per cinque volte abbiamo avuto un candidato premier proprietario di tre televisioni, questo non succede in nessuna democrazia europea, però chi come me ogni tanto prova a ricordarlo viene considerato noioso, ripetitivo, dicono che di queste cose agli elettori non importa niente, perché in Italia purtroppo manca un'opinione pubblica. Delle condanne di Previti e Dell'Utri lo stesso, non interessa capire più di tanto, un ragazzo cresciuto in questi anni trova normale che il capo del governo abbia le tv e noto che ormai c'è una certa rassegnazione anche sull'ipotesi che questa persona possa diventare presidente della Repubblica, il che mi pare davvero un po' eccessivo". Dopo questa ennesima presa di distanza e posizione il “travagliescogrillescoguzzantescodipietrame” non ha poi tanto seguito ne culturale ne politico.

Scritto da @ 12:39 - venerdì, 11 luglio 2008
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Alla –diepietrata- , stile “pescatore”, ha vaneggiato di ben 100.000 presenze in piazza Navona, forse il suo metodo di misura è decisamente mal tarato, difatti anticamente era lo stadio Domiziano che era lungo 275 metri e largo 106 e poteva ospitare 30.000 spettatori. Forse nei secoli successivi la piazza si è ampliata a tal guisa d’essere un San Siro o un Olimpico, e nemmeno basta, ovvia la balla per appagare il suo tronfio giustizialismo. Lo dimostrano le sue –esternazioni - : « Come al solito l'informazione deviata del nostro paese si arrotola attorno al dito e non guarda la luna: ieri quasi centomila persone si sono riunite spontaneamente per manifestare contro il governo e un Parlamento obbligato a fare leggi per rendere impunito qualcuno dei potenti del nostro sistema politico. Ognuno ha voluto esprimere liberamente il proprio pensiero e se n'è assunto la responsabilità, guardare soltanto le sbavature e non vedere il lago di immoralità e di illegalità che all'interno delle istituzioni commettono coloro che devono governare, vuol dire ancora una volta guardare il dito perché si ha vergogna di guardare la luna di cui si fa parte». A tale –onnipotenza politica- ha risposto Giorgio Tonini del Coordinamento politico del Pd : « Il delirio tragicomico, rabbiosamente disperato e impotente, nel quale è sprofondata la manifestazione di Piazza Navona, ha dimostrato ancora una volta come, opponendo al populismo berlusconiano un populismo di segno contrario, si finisca solo per concorrere alla delegittimazione delle istituzioni democratiche, a cominciare da quelle di garanzia costituzionale,e per allontanare verso un futuro remoto qualunque prospettiva di rivincita del centrosinistra». A quanto pare sconfessato in toto e su tutti i fronti, una delle solite di pietrate.

Scritto da @ 17:05 - giovedì, 10 luglio 2008
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I guitti dell’antipolitica con il trebbiatore italico hanno regalato uno spettacolo deprimente di come si possa scadere d’immagine ma ancor peggio di linguaggio., il leader di IdV Antonio Di Pietro, ha dovuto ben ingoiare le contraddizioni dello schieramento in campo, e ne hai voglia a dichiarare che «rispetta» le altre opposizioni ed è costretto a dissociarsi dai vari guitti che gli hanno fatto da contorno. Le cifre raccontate dal palco sembravano giocare al rialzo : «trentamila, cinquantamila, oltre centomila»forse per chi non conosce piazza Navona ; con tutta la buona volontà e stando ben stretti al massimo ce ne entrano diecimila, ma si sa le balle più sono grosse più sono credibili. Ormai, carente d’ogni programma politico, il solito ritornello di accuse che il governo effettui un «sequestro di funzioni parlamentari a fini estorsivi con ricatto e riscatto» e di voler «attuare il programma della P2», condito il tutto con le minacce «di referendum». Fare opposizione è logico quando si resta nei confini del confronto politico, ma quando si scade nel turpiloquio e nel qualunquismo, per i suoi connotati per allocarsi in quelli dell’avanspettacolo fatto da guitti, l’esternare grevità pecoreccie o fare allusioni da postribolo, non mostra certo cultura e tantomeno satira. Bello l’articolo di di Filippo CECCARELLI su Repubblica : ”A Piazza Navona, all'imbrunire, il testacoda dell'antiberlusconismo che prima curva nel turpiloquio, prende ardore e velocità nello spettacolo, poi sbanda nella gara a quale artista del palcoscenico le spara più grosse. Quindi si rovescia su stesso, fino a perdersi nel delirio a sfondo apocalittico, sessuale, teologico e pagliaccesco. E addio politica, allora, addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti. Sul proscenio della manifestazione contro le leggi vergogna restano così solo i comici, i predicatori, gli arcangeli del sarcasmo e le poesie anche rimarchevoli, ma pur sempre pregiudizialmente "incivili" di Camilleri. Sono loro, beninteso, che riempiono le piazze. Ma poi, dopo l'incendio?”. Questa sua apertura racconta in tutta schiettezza, lo squallore politico di certi personaggi. La delirante reprimenda del Masaniel/Grillo : "E' tutta una presa per il culo!", lo Stato è fallito, il paese non c'è più, la politica è finita, gli assassini sul lavoro, i licenziamenti in arrivo, i veleni Ogm, il disastro energetico alle porte, ce n'è pure per la "fica in leasing", le ministre che la danno, Fini in barca con Tronchetti Provera, "le rovine, le rovine...", il compleanno di Morfeo Napolitano a Capri, "io non ne voglio più sapere", "fatevi un bel passaporto e andate tutti a fanculo!". In effetti visto quello che guadagna strano che non faccia l’apripista. Sempre, nel finale dell’articolo di Filippo CECCARELLI : Nulla del genere si era mai visto e ascoltato, a memoria di osservatore. Ci si sorprende a pensare che continuano a spostarsi e a strapparsi i confini della vita pubblica. Dall'indignazione all'incazzatura con divagazioni sessuali e religiose è un passaggio che trascende il linguaggio per un movimento senza nome, senza destino e senza confini.” Se il PD pensa d’essere un partito, dovrà giocoforza riflettere bene chi tiene in casa come alleato, sarà la sua fine come credibilità e dovrebbe far attenzione a cosa è successo alla -cosa rossa- per aver fatto la stessa menata nel demonizzare l’avversario. Si devono contrapporre idee e dialoghi, il berciare non ha mai risolto nulla, ed è troppo facile asserire : «Italia dei Valori e io personalmente ci dissociamo del tutto, considerandole fuori luogo e fuori tema nello spirito e nel significato, dalle polemiche ingiustificate con il Papa - sottolinea Di Pietro a fine serata -. Quando il diavolo entra in azione, bisogna prendersela con il diavolo e non con il Papa. Confermo il doveroso rispetto di tutti noi per il Papa, per il presidente della Repubblica e per coloro che hanno un modo differente dal nostro di fare opposizione». Ormai si è ben capito cosa sia la sua pseudo politica.

Scritto da @ 15:33 - mercoledì, 09 luglio 2008
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La visita del buon Veltroni al congresso dei socialisti a Montecatini, non è iniziata sotto buoni auspici, dopo la bordata di fischi da -curva sud-, tanto che Ugo Intini ha dovuto richiamare la platea, ma non solo al momento del discorso di Veltroni, è dovuta intervenire Maria Rosaria Manieri dalla presidenza. Nel suo girovagare tra possibili alleati, interessante il suo asserto : “Sono venuto per rispetto del primo congresso del Partito socialista. Avrei potuto mandare qualcun altro, sono venuto qui apposta per creare le condizioni di un nuovo dialogo e fondato sul rispetto dell'autonomia reciproca”. Accolto con una bordata di fischi da avanspettacolo, il povero Intini ha sottolineato che “una cosa del genere a un'assemblea socialista non è mai successa”, scordandosi della storia socialista che un precedente esiste, difatti al congresso del Psi di Verona nel 1984, una figura politica di spicco come Enrico Berlinguer fu accolta dai fischi feroci ed assordanti, il Bettino Craxi disse: “Non mi posso unire a quei fischi solo perché non so fischiare”. Cercando di trovare argomenti socialistoidi il buon Uolter ha continuato nelle sue esternazioni, in prodiana maniera, : “la provenienza da una storia complicata e articolata ma che ha radici comuni, la nostra storia è fatta di lotte sindacali e di esperienze rappresentate dal comandante Ricci, che riguardano la lotta partigiana. Dobbiamo creare tutti insieme le condizioni di un nuovo dialogo, fondato sul rispetto dell'autonomia e dell'identità reciproca, ma con l'idea che tra le diverse forze si possa avere qualcosa di diverso dal demone della divisione e della contrapposizione, che tanto ha indebolito sinistra”. Ovviamente le reazioni dei partecipanti non si sono fatte attendere, un’altra bordata di fischi lo ha sommerso, vista la pochezza degli argomenti sfruttando ancora vecchie storie partigiane, che fanno tanto chic la sinistra, il cercare consensi per allargare la sua base no è stato utile al PD, anzi ha creato dei distinguo ben precisi con le dichiarazioni del Bobo Craxi : «Per Veltroni meglio l'acqua socialista di Montecatini che l'olio di ricino che gli avrebbero fatto bere a piazza Navona tra qualche giorno, il Di Pietro è «un cancro populista e fascistoide». Al prosieguo veltroniano di : « Per noi è finita la stagione delle contrapposizioni, ma non si può vedere Di Pietro come il nemico assoluto. La nostra opposizione è riformista, e risultati li abbiamo ottenuti, come i mancati decreti sul salva Rete 4 e sulle intercettazioni. Martedì non saremo alla manifestazione dei girotondi a Roma. Avevate ragione voi nel '56 sui fatti d'Ungheria, e per primi avete parlato di coniugare giustizia sociale e libertà». La risposta del Nencini è stata sintomatica : « È importante che il leader del Pd ci abbia riconosciuti, preparando le condizioni di un nuovo centrosinistra. Magari, è l'auspicio dei socialisti, con l'Udc e i partiti della sinistra che ci stanno. Ma senza Di Pietro, però. » Le stranezze della politica, in Sicilia i bravi socialisti post Craxi, non hanno fatto tanto gli schizzinosi per una poltrona con l’Idv…..; e questo dovrebbe mettere sull’avviso il nostro bravo Uolter !

Scritto da @ 15:59 - martedì, 08 luglio 2008
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Il povero Veltroni, continua la sua passione a camminar sui carboni ardenti disseminati dai suoi sodali, in particolare per dare un distinguo alla scampagnata dipietresca dell’otto luglio a Piazza Navona, che gli sta creando non pochi patemi tra le varie correnti del PD. Il primo appoggio, dopo la dura reprimenda, gli è venuto dall’Arturo Parisi che ha preso le distanze dalla manifestazione organizzata da Paolo Flores d'Arcais, Pancho Pardi e Furio Colombo, sponsorizzata con la grancassa del Di Pietro e del Grillo, e con la partecipazione in massa dell’intellighenzia sinistrorsa di noti personaggi. Il Parisi non ritira l'appoggio alla protesta contro le «leggi canaglia», ma prende distanze dal Masaniel/Grillo con la sua opposizione a colpi di vaffa, precisando di non voler «confondere» la sua voce con quelle «populiste e qualunquiste ». Persino il “girotondino” Nanni Moretti in un suo elucubrare dice : «Penso che uno dei mali principali di tutti noi sia l'assuefazione, è cambiato qualcosa nelle persone, in peggio, penso sia cambiato il dna... Non sono più dei dati culturali, ormai sono dei dati biologici, genetici. No, non sono più ottimista». Anche se gli organizzatori sperano nell’adunata oceanica, sta di fatto che con lo slogan « La legge è uguale per tutti » , anche mobilitando le sezioni del Pd e chiedendo aiuto al Prc, Pdci, Sd e il Pcl di Marco Ferrando ; sarà ben dura, non vogliono capacitarsi che non -esistono- più al potere, hanno un bisogno spasmodico di presenzialismo, e qualunque occasione gli si presenti è buona. Vedendo la mal parata, il Di Pietro, scende a miti consigli nei confronti del Veltroni, dichiarando che : « non è il giorno della conta, ma dell'orgoglio dei cittadini » ; strano sino a qualche giorno fa, cavalcava l’onda dell’antiberlusconismo più esacerbato chiamando alle barricate, con il guiderdone “Chi non è con me peste lo colga” ; adesso è tregua giurando che la manifestazione «non va contro nessun partito». Decisamente un atteggiamento vetero-dc, in pura chiave politichese, per salvare capra e cavoli. Adesso ci sarà da vedere il seguito di questa boutade e di come andrà a finire, sperando che il Veltroni prenda bene le distanze e non si faccia coinvolgere in manifestazioni, come a ben detto il Parisi, «populiste e qualunquiste ». Ma proseguendo a consolidare il PD, facendo una opposizione costruttiva, solo così avrà la certezza di un prosieguo a questa nuova identità politica, facendo bene attenzione a chi si prende come alleato.

Scritto da @ 14:47 - lunedì, 07 luglio 2008
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Rodolfo Valentino I latini davano questa licenza, ma ai tempi d’oggi nel Parlamento diventa quasi quotidiano, la -ratio- o ragione come suol dirsi va a farsi benedire nei fumi mefitici dell’ira, mentre -vista la loro posizione- dovrebbero essere ben più riflessivi e contare sino a 100 (a dieci non basta). Quando l'ira diventa il riflesso di sentimenti personali e di considerazioni politiche, è il momento di commettere gravi e grandi sbagli, ormai si dovrebbe ben sapere che lo strumento giudiziario delle intercettazioni, non è solo a fini d’indagine e poi come elemento di prova coperto dal segreto istruttorio, bensì uno scoop da vendere al miglior offerente. Invece oggi, ci troviamo che la politica deve disquisire di telefonate pecorecce, o di qualche raccomandazione che ogni politico dalla notte dei tempi ha fatto, stiamo scendendo nel ridicolo e non poco. Stare a menarsela sulle capacità amatorie o quant’altro del Berlusconi o d’altri politici, mi sembra decisamente futile e puerile, se si vuole fare la vera “opposizione”, si fa sui programmi e su quello che si concerta ; non disquisendo di lupanari ed affini. Ma quello che fa più sorridere, è l’ondata di puritanesimo imperante nel Parlamento, adesso abbiamo un consesso di probi senza macchia alcuna ; tutti casa e famiglia quasi un -ora et labora-, oserei dire che è proprio il festival dell’ipocrisia accentuato dalla morbosità del voyeurismo. Ha ben ragione il Fassino che, in un’intervista a ’Il Riformista’, concede che le intercettazioni siano uno "strumento irrinunciabile per le indagini della magistratura" ma "proprio perché invasive della vita delle persone ci deve essere una gestione attentissima" e quelle "che non servono ai fini dell’indagine devono essere distrutte per evitare che se ne faccia un uso sciacallesco". Mentre sono totalmente risibili le dichiarazioni del Donadi (Idv) : "Io sono rispettoso al massimo della privacy dei cittadini italiani, ma credo che nella vita di un uomo politico di privacy ce ne debba essere molto poca. Se poi quest’uomo politico riveste cariche istituzionali di massimo rilievo prevale quasi sempre il diritto dei cittadini ad essere informati” informati di cosa ? se il fatto sia penalmente rilevante sarà la magistratura a renderne edotti i cittadini, non certo la carta stampata comprando gli scoop. Queste storie ci fanno rimpiangere i bei tempi della Dc e PCI, altra politica ed altri politici.

Scritto da @ 08:38 - venerdì, 04 luglio 2008
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Mentre il buon Mastella, fa vita bucolica e familiare, godendosi la quiete ceppalonica e merita leggere l’articolo : http://www.dagospia.com/round.php3. Il guardiano della repubblica tuona in Parlamento : “dittatura alle porte” , e chiama a raccolta per difendere il suolo italico dall’imbarbarimento berlusconiano, paventando lo spettro di un nuovo Duce d’Arcore con i suoi squadristi a distribuire olio di ricino come nel ventennio. Le dichiarazioni del Masaniel/Di Pietro, sul disegno di legge per la conversione del decreto sicurezza sono : «ha in sé tutti i parametri per una dittatura alle porte» ; ed a seguire con il suo acceso antiberlusconismo viscerale, tutta una sequela d’argomentazioni incentrate sul Berlusconi. Ormai questa storia, d’ordinaria follia estiva, ha tracimato d’ogni dove dividendo come prassi gli italiani tra giustizialisti e non ; questo grazie alle solite miopie politiche d’ogni colore e/o schieramento, e per fortuna siamo la culla del diritto romano, ad oggi più un postribolo. Il muro contro muro tra Pdl e PD è ormai assodato, tutti esternano a gettito continuo le proprie verità come se fossero dei Mosè con le tavole della legge, persino il Presidente della Repubblica coinvolto quale baluardo costituzionale, il tutto per non fare uno straccio di norma legislativa di qualche riga. Ebbene si, solo un unico comma senza orpelli o possibili interpretazioni, un norma semplice e tassativa che per le cinque cariche istituzionali, al momento della nomina, si sospendono i termini e non sono prescrivibili, l’azione penale e civile riprende integra al termine del mandato. Senza fare brodaglie tecnico-giuridiche, nelle quali nuotano le interpretazioni di comodo, una norma semplificata e di facile comprensione per tutti, ma forse il difetto sta proprio nella semplicità che è l’elemento più ostico per la politica ed i politici. Difatti cosa significa la norma che sospende i processi puniti con la reclusione fino a dieci anni per i reati commessi prima del giugno 2002 ? Non è questo che serve, come direbbe qualcuno -che c’azzecca-, se vi sono dei procedimenti a carico di qualcuno per fatti pregressi, se questo qualcuno è una delle cinque cariche istituzionali, ebbene si ferma l’orologio della giustizia, per farlo ripartire nel secondo spaccato del termine del suo mandato ; basta vedere l’esempio accaduto in Francia con l’ex Presidente Chirac. In Italia non vi è la cultura delle dimissioni del politico e/o ministro in caso d’empechement, anzi fanno finta di nulla e proseguono indifferenti, nemmeno l’onesta autosospensione , e di casi ne abbiamo visti a iosa ; addirittura messi sotto accusa i giudici vedi Forleo e De Magistris, oppure tacciati di malattie endemiche i giudici per la democrazia. L’unica dittatura che abbiamo è di questa -casta politica- che continua ad offendere l’intelligenza degli italiani, tanto il governo che questa pseudo opposizione-ombra ed il suo alleato ringhiante, tutto fanno meno che cose semplici e chiare.

Scritto da @ 15:14 - giovedì, 03 luglio 2008
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Il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi ha lanciato un monito preoccupante su stipendi e salari: «Il compito dei governi non è facile. I prezzi delle materie prime essenziali crescono, stipendi e salari perdono potere d'acquisto, è minacciata la tranquillità dei risparmi», un fatto che ormai sta crescendo in questi ultimi anni in maniera esponenziale. Una delle priorità alla quale questo -Berlusconi IV-, avrebbe dovuto affrontare con immediatezza dando dei rimedi strutturali profondi non dei semplici palliativi, di cercare di concerto con Confindustria, Confcommercio ed i Sindacati una programmazione a breve termine per risollevare l’economia ed i consumi. Invece stiamo assistendo alle solite boutade politiche, già viste in questo ultimo quindicennio, che i problemi contingenti vengono differiti per fare spazio a problematiche dispersive, invece della semplificazione ed operatività immediata si cincischia su vacuità o peggio a qualcosa di più personale. Quello che il governo doveva concertare con l’opposizione ed il suo governa ombra, sta diventando una querrelle da condominio, un volersi non capire lasciando spazi ai soliti rissosi masanielli che cavalcano l’onda dell’antiberlusconismo esasperato. Anche se il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha detto : «L'Italia ce la farà a condizione che abbia la fiducia per affrontare i sacrifici necessari a costruire il futuro», c’è da chiedersi con chi e come, con questa classe politica ondivaga sembra di non andare da nessuna parte. Dice giusto, il Presidente, di non farci dividere o paralizzare dai contrasti ideologici e dagli eccessi del partitismo e della politicizzazione del dibattito politico, ma purtroppo è quello che sta accadendo, bisogna essere miopi per non vederlo. Resta il fatto o meglio il nodo irrisolto, che il costo della vita continua lievitare esponenzialmente, mentre salari, stipendi e pensioni restano al palo smagrendo sempre più.

Scritto da @ 09:29 - mercoledì, 02 luglio 2008
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