Tutti presi per le beghe giudiziarie del Cavaliere, con i vari lodi ed escabotage per passare tra le fila dei giustizialisti, la giustizia ormai consolida il suo -potere- politico, e quando può non disdegna i massmedia e la televisione. Ma quello che sorprende è come a volte venga amministrata questa “giustizia”, un bell’articolo di Massimo M. Veronese per “Il Giornale”, ci regala delle chicche veramente esilaranti : “ Di sicuro se ne inventano di tutti i colori. E non smettono mai di far parlare di sè. Sone le sentenze della Cassazione, l’ultimo grado di giudizio, quello dell’ultima parola. Ma anche quello che in un modo o nell’altro decide il costume nazionale. L’ultima è di qualche giorno fa. Il datore di lavoro che, minacciandoli di licenziamento, sottopaga i propri dipendenti costringendoli a guadagnare meno di quanto indicato in busta paga rischia una condanna per estorsione continuata. Il che sarebbe pure ineccepibile. Ma non finisce qui. Il giorno prima: non va condannato l'adepto rasta sorpreso con una busta di marijuana: la sua religione, infatti, impone l'uso quotidiano di «erba sacra» da consumare da soli fino a 10 grammi al giorno. Quindi se sei rasta puoi farti come e quando vuoi. Decide su grandi questione etiche e su processi del secolo, ma basta sfogliare le raccolte degli ultimi anni per scoprire chicche paradossali, ai confini della realtà: all’asilo si può fare pipì? Certo anche senza la presenza delle insegnanti. Basta saperlo. Il sacerdote celebra messa all’ora sbagliata? Deve rimborsare i fedeli, magari con quel che resta della questua. Giocare a rubabandiera? Non è pericoloso e se vai a sbatter peggio per te. Sei ateo ma vuoi sposarti in chiesa solo per fare contenta la tua lei? Occhio, rischi l’annullamento del matrimonio. A volte è così: sembra il tribunale più pazzo del mondo. Noi abbiamo raccolto il meglio del peggio. Decidete un po’ voi...
1 - PER NASCONDERE L'AMANTE PUOI MENTIRE QUANTO VUOI I giudici l’hanno capita. Se Carla, 48 anni, di Orbetello, negava persino ai carabinieri che l'uomo beccato a fare telefonate ingiuriose a suo marito fosse l’amante, in fondo lo faceva per una buona causa: «Per salvare se stessa da una grave e inevitabile lesione del suo onore». Agli uomini dell’Arma che l’hanno incastrata diceva bugiarda, non ho prestato il telefonino a nessuno. Per questo l’hanno caricata e portata via. Sul cellulare...
2 - DAI DEL "LADRO" AL CAPO: TRANQUILLA, NON TI LICENZIANO "La lavoratrice umiliata dal suo capo può reagire apostrofando con insulti il superiore davanti alle colleghe senza che questa reazione alle vessazioni datoriali le venga fatta pagare col licenziamento". É successo ad Annamaria C., operaia tessile di una moderna filanda. Ha dato del "ladro" al datore di lavoro davanti a tutti per un’indennità malattia mai messa in busta paga. Lui l’ha licenziata, ma lei l’ha spuntata. Una giusta lavata di capo.
3 - "NON SONO MICA UN PIRLA..." E SE LO SEI TI CONDANNANO Mai dare del «pirla» a qualcuno, sennò rischi grosso. Perché per quanto il termine in dialetto milanese possa sembrare persino simpatico, è sempre meglio non utilizzarlo se non si vuoi finire in guai giudiziari. «È lesiva dell'onore e del decoro» della persona alla quale viene rivolta ha sentenziato con il ditino alzato la Suprema Corte. Quindi dare del pirla non si può. Del Mourinho invece sì...
4 - NON PUOI DIRE "PUTTANA" NEANCHE A UNA PUTTANA Okay, è una prostituta, e allora? Ti sembra un buon motivo per darle della «puttana»? No, secondo la Suprema Corte che ha respinto il ricorso di un 50enne condannato per aver ingiuriato la moglie durante «normali liti tra coniugi». La qualifica non può essere rifilata a nessuna donna, anche se prima di sposarti «svolgeva veramente la professione di prostituta». Non puoi darle della puttana. Puoi darle al massimo cinquanta euro...
5 - GLI AFFITTUARI NON SE NE VANNO? PUOI SCATENARE UN'INTIFADA Gli affittuari non se ne vogliono andare? Per sloggiarli potete prenderli a pietrate. E anche se provocate danni non commettete reato. Con questa sentenza la Cassazione ha dato ragione a due fratelli di Trani, Giuseppe e Giovanna C., colpevoli di aver danneggiato le finestre del loro appartamento dato in affitto attraverso un bombardamento di pietre. Gli inquilini, che hanno rischiato la lapidazione, non se l’aspettavano. Sono rimasti di sasso...
6 - SE TRADISCI A CASA TUA TI PORTANO VIA TUTTI I MOBILI Merita di perdere tutti i beni e le proprietà che il marito le ha cointestato «la moglie che tradisce il coniuge portando l'amante nella casa coniugale consumando carnalmente il suo flirt». Così la Cassazione ha confermato la «revoca per ingratitudine» della cointestazione di tutti i beni che il marito Aldo aveva donato alla moglie Silvana che lo tradiva in casa con un giovanissimo amante. Soprattutto i mobili. Perchè si sa, la donna un po’ lo è...
7 - SE DEVI ANDARE IN SPIAGGIA PUOI INVADERE LA VILLA DEI VIP Le ville da sogno, i residence extralusso, i posti per pochi eletti? Niente ti fermerà. «Nessuna proprietà privata e per nessun motivo può impedire l’accesso alla collettività se la proprietà stessa è l’unica via per raggiungere una determinata spiaggia». Insomma è inutile star lì a formalizzarsi se devi fare il bagno puoi anche passare dalla piscina di Briatore, salutare il padrone di casa e guadagnare il bagnasciuga. Gratis.
8 - FILMI IL DIPENDETE LAVATIVO QUINDI NON PUOI LICENZIARLO Più o meno va così. Un dipendente timbra il cartellino, si presenta sul posto di lavoro poi esce dal garage con la sua auto e se ne va. La telecamera di sorveglianza lo becca, è fatta, licenziato, lavativo che non sei altro. Invece no. Se l’imprenditore scopre un assenteista non vale. Anche se rubano lo stipendio «i dipendenti non possono essere spiati con mezzi tecnologici che annullano ogni forma di riservatezza». Sono, dicono, immagini rubate...
9 - LA PACCA SUL SEDERE? SE LA RIFILA IL CAPO È GIUSTA La «pacca sul sedere»? Riprovevole a meno che non te la rifili il capo. Uno ci aveva provato ma «l'imputato non intese compiere un vero atto di libidine, non essendo emersi elementi per ritenere che quel toccamento fosse rappresentativo di un gesto di concupiscenza di natura sessuale». Poi la Cassazione ci ha ripensato: anche «la fuggevole toccata ai glutei» è violenza. Per la Suprema Corte un vero testacoda. Contro mano.
10 - LO SCHIAFFO È LEGITTIMO SE IN NOME DI DIO Lei è Testimone di Geova e i figli li voleva educare secondo il suo credo. Lui invece no, a quel credo non ha mai creduto, e i figli li educa come vuole lui. Risultato: liti continue, giorno e notte. E alla fine un schiaffi e morsi. Ma senza reato alcuno perchè «le percosse che arrivano al culmine di una lite per motivi religiosi» non possono essere considerate offesa grave. Così hanno continuato, in nome di dio. A darsi botte della Madonna.
11 - PUOI FARE ATTI OSCENI, MA SOLO IN ASCENSORE Il ragionamento non fa una piega: l'ascensore di un edificio è di per sé un luogo aperto al pubblico ma, una volta chiuse le porte in modo che nessuno possa entrare o vedere cosa succede dentro, non può più definirsi un luogo pubblico. Quindi se fai il maiale in ascensore non puoi essere accusato per legge di atti osceni in luogo pubblico. L’importante è che la cabina non sia di materiale trasparente. Molto meglio il vedo non vedo...
12 - DIRE NEGRO NON È UN INSULTO, SE SEI MOLTO ARRABBIATO Susanna a dire la verità era stata un po’ pesantina: aveva dato del «negro di m...» a un collega extracomunitario che era arrivato in ritardo al lavoro. Già la Cassazione si era espressa: un italiano che aggredisce persone di colore alle quali provoca serie lesioni, non denota, di per sé, l'intento discriminatorio e razzista. Nel caso in questione c’è una sfumatura di più: Susanna era arrabbiata. E quindi autorizzata a dire, al negro, di tutti i colori...
13 - LO STUPRO NON È REATO SE PORTI I JEANS Il jeans? «Non si può sfilare nemmeno in parte senza la fattiva collaborazione di chi lo porta: è un dato di comune esperienza». Sentenza 24061. Morale: la vittima di uno stupro non può considerarsi veramente vittima se porta i jeans perché il violentatore non sarebbe riuscito nel suo intento senza il consenso della vittima. Solo se hai la gonna insomma puoi considerarti indifesa. Se sei uno scozzese invece sono cavoli dello stupratore.
14 - SE SEI UN VERO CARABINIERE NON PUOI AVERE L'AMANTE I carabinieri devono sempre tenere una «condotta esemplare» e non possono «arrecare disdoro» all'arma di appartenenza con relazioni extraconiugali. Sentenza 24414. Colpa di un appuntato Rosario B., sposato, che aveva reagito malamente al «richiamo legittimo e doveroso» del suo superiore che lo invitava a «troncare una tresca» con una donna anche lei coniugata. Se sei carabiniere niente amante. Nei secoli infedele.
15 - FASCISTA È UN'OFFESA, COMUNISTA NO «Sei un fascista». Un reato. Certamente si. Anzi no. O forse quasi. Così la Cassazione dopo aver assolto un tizio che aveva apostrofato in quel modo un sempronio con cui stava litigando ha cambiato idea, ma solo un po’: «fascista» non è un insulto se lo urli in faccia a un politico, ma lo rimane se è indirizzato a un privato cittadino. Essere etichettato come Comunista invece non è considerato un insulto. Al massimo una sfiga...
16 - HAI VIOLENTATO LA TUA EX? FA NIENTE, SEI SARDO Anche la Cassazione tedesca scherza poco (o troppo?) soprattutto se di mezzo ci sono italiani. Un cameriere di ventinove anni che ha torturato, violentato e segregato per giorni l’ex fidanzata ha ottenuto uno sconto di pena perché «è sardo» in quanto «il quadro del ruolo dell'uomo e della donna esistente nella sua patria deve essere considerato attenuante». Centinaia di proteste ma inutili. Non c’è peggior sardo di non vuol sentire.. “
Non male per essere l’organo supremo……

Scritto da @ 17:43 - mercoledì, 16 luglio 2008
commenti [popup] || commenti in riflessioni, sociale, la voce di quasi tutti
Aggiungi questo link su: Cita il post nel tuo blog Segnala il post Aggiungi su del.icio.us Aggiungi su digg.com Aggiungi su Google Aggiungi su Yahoo Aggiungi su Technorati

Dalla presa di Porta Pia del 28 Settembre 1870, sono passati non pochi anni, ma il potere temporale papalino non demorde, anzi invece di preoccuparsi “d’anime” entra sempre più negli affari politici e sociali italiani a piè sospinto. Adesso, anche -Famiglia Cristiana- entra nel merito dell’operato del Ministro dell’Interno Maroni , c’è da chiedersi se il settimanale dei Paolini sia in malafede o male informato, visto che si sta applicando un regolamento UE e non una marcatura sul braccio stile nazista. Visto che definiscono tale operato “indecente e razzista”, dov’erano ad Aprile quando è stato votato da tutti i ministri dell’interno europei tale regolamento ? , forse un lapsus calami dei redattori. La faziosità di tale settimanale, appare in tutta la sua evidenza quando vuole entrare nel merito politico, difatti per Famiglia cristiana « alla prima prova d'esame i ministri "cattolici" del Governo del Cavaliere escono bocciati, senza appello. » ; ed gli altri ministri di altre professioni religiose ? Non sono tenuti in considerazione non essendo cattolici. Ma gli sproloqui del settimanale continuano : « Per loro la dignità dell'uomo vale zero. Nessuno che abbia alzato il dito a contrastare Maroni e l'indecente proposta razzista di prendere le impronte digitali ai bambini rom». «Non stupisce, invece il silenzio della nuova presidente della Commissione per l'infanzia, Alessandra Mussolini (non era più adatta Luisa Santolini, ex presidente del Forum delle famiglie?), perché le schedature etniche e religiose fanno parte del Dna familiare e, finalmente, tornano a essere patrimonio di Governo». A quanto pare lo Stato Italiano, ha un consulente particolare che propone i presidenti per le commissioni, al disopra le parti ed illuminato dal Vaticano, dimenticando il distinguo tra potere spirituale e potere temporale, e con la faziosità tipica papalina dell’ottocento. Questo bravo settimanale, invece di preoccuparsi delle faccende italiche, perché non prende spunto ed additi l’ipocrisia e l’ostentazione di ricchezza dei vari prelati ; ed inviti a tornare alle radici del Cristianesimo facendo meno sfoggio di amenità temporali.

Scritto da @ 11:45 - martedì, 01 luglio 2008
commenti (2)[popup] || commenti (2) in riflessioni, politica interna, sociale
Aggiungi questo link su: Cita il post nel tuo blog Segnala il post Aggiungi su del.icio.us Aggiungi su digg.com Aggiungi su Google Aggiungi su Yahoo Aggiungi su Technorati

Riprendendo il titolo di un quotidiano “ due braccia rubate all’agricoltura”, dopo aver visto su vari giornali l’exploit campagnolo del Di Pietro, corredato da un corposo servizio fotografico che lo ritrae nella bucolica attività campagnola di trebbiatura ; a cavallo di un moderno trattore in canotta gialla e cappellino, mostrandosi al popolo italico come uomo di saldi e specchiati principi, che dopo la politica si dedica all’agricoltura quale moderno Cincinnato. Mi ha fatto venire in mente guardandolo, la famosa “battaglia del grano” del ventennio, con le foto che ritraevano la figura poderosa e maschia del Duce, che abbrancava covoni di spighe, una strana similitudine in epoche diverse ; ad uso e consumo di una certa –sceneggiatura politica- che anche oggi viene ampiamente usata. Mentre l’uomo e politico Di Pietro, ad oggi s’erge quale unico e strenuo baluardo all’arrivo della strisciante dittatura berlusconiana, che soffocherà ogni anelito di libertà e giustizia, il Berlusconi al governo per lui è come la Corea del Nord, con un governo/dittatura basato sull’imperio dell’immagine, avendo come fine solo i suoi interessi personali, quelli dei suoi sodali e delle sue imprese. Tuona dall’alto dello scranno, con toni pecorecci, ed il suo miglior itagliano, strali ed anatemi a piè sospinto ; nel perfetto l’espediente di Francis Bacon “Diffama sempre il tuo nemico e vedrai che qualcosa resta nella memoria della gente”, seguendo il metodo della scuola marxista (Togliatti) con l’uso di sostenere ripetutamente quelle falsità che alla lunga diventano “verità” politiche. Di certo non giova al suo alleato (si fa per dire) Veltroni, che ha già non poche beghe in casa, gliela stanno tirando da tutte le parti, e quello che purtroppo finirà per accadere la perdita dell’identità primaria ; visto lo strano balletto d’alleanze tra cose rosse e verdi. Concludo con un pezzo di Vito Schepisi dell’Occidentale : “Un po’ di civiltà e di rispetto reciproco non guasterebbe e tornerebbe utile ai bisogni ed alla dignità di tutti, perché la chiarezza delle tesi esposte ed il rispetto verso gli altri sono alla base della libertà e del diritto naturale degli uomini, mentre l’insinuazione e l’opacità sono strumenti di grigiore e di oppressione.”
Sperarlo con questa classe politica è pura utopia.

Scritto da @ 15:16 - lunedì, 30 giugno 2008
commenti [popup] || commenti in riflessioni, politica interna, la casta, la voce di quasi tutti
Aggiungi questo link su: Cita il post nel tuo blog Segnala il post Aggiungi su del.icio.us Aggiungi su digg.com Aggiungi su Google Aggiungi su Yahoo Aggiungi su Technorati

Dopo quella famosa esternazione del TPS, che definì i giovani trentenni ancora a carico di mamma e papà dei “bamboccioni”, si scatenò una proposta degna dei moti popolari, ma il peggio doveva ancora venire ; vista la falcidia di tasse e spese in più diventava sempre più dura. Adesso una nuova moda sta attecchendo anche in Italia, quella degli –skier- che tradotta in parole semplici terra terra significa : che i genitori si spendono l’eredità o quanto avevano in mente di lasciare come patrimonio ; all’insegna intanto voglio vivere bene adesso poi si vedrà. Persino un istituto di ricerca si è preoccupato del fenomeno, specializzato nei consumi e sul cambiamento sociale, che ha evidenziato un crescere esponenziale di chi mette al primo posto le proprie necessità poi quella della prole ; un modus vivendi che sta cambiando radicalmente la società. Ovviamente non se ne parla ancora apertamente, ma l’epoca della formica lascia spazio alla cicala, visti i tempi di ristrettezze dovuti all’incremento dei costi sociali, le riserve vengono impiegate tanto per vivere quanto per sopperire alle necessità improvvise. Quindi, tempi sempre più grami per i bamboccioni italici, ovviamente quelli di un certo rango hanno già sistemato le loro cosucce, vedi una certa leggina sulle donazioni.

Scritto da @ 16:02 - venerdì, 27 giugno 2008
commenti [popup] || commenti in riflessioni, sociale, la casta
Aggiungi questo link su: Cita il post nel tuo blog Segnala il post Aggiungi su del.icio.us Aggiungi su digg.com Aggiungi su Google Aggiungi su Yahoo Aggiungi su Technorati

Prendo lo spunto, da certi mugugni, che la dicono lunga su come non si sappia accettare l’espressione sovrana del voto. Di certo dopo l’esperienza della dis-Unione e della politica del “tassa e spendi”, alla catastrofe regalata dal verdognolo mister NO, alle lacerazioni rissose per avere uno scranno, vedi spacchettamenti ; grazie all’illuminato ceppalonico il “promessor da Collodi” per la seconda volta è stato defenestrato da suoi. La campagna elettorale è stata improntata su due schieramenti, che hanno voluto creare un bipartitismo, o meglio un duopolio d’intenti, il risultato è stato devastante, non solo a quello la perdita del Comune di Roma e la debacle siciliana. Oltre alla sparizione di partitini e cose rosse…. A questo punto c’è da chiedersi il perché di questa svolta epocale, l’asserto del commento : “Gli illusi che lo hanno votato (il criminale!!!)” sono stati qualche milione…mi sembra tanto qualunquismo grillesco, di certo il bravo Cavaliere detiene l’oscar d’esser l’unico italiano dalla fondazione della Repubblica, d’aver collezionato centinaia di giudizi con un battaglione di magistrati ed annessi, a cercare la loro piazzale Loreto per appenderlo. Ma essendo ancora una democrazia e stato di diritto, bisogna pur arrivare alla sentenza finale di colpevolezza. Ed il Cavaliere lungimirante, qualche leggina at personam, ha pensato bene di farla mascherandola che può servire a tanti altri, e così è stato anche per altri della -casta-. Ad oggi, invece di preoccuparsi di ben altre problematiche, si torna all’antico demonizzare l’avversario, una solfa che ha stancato non poco tutti gli italiani ; abbiamo di fronte varie urgenze a cui dedicarsi tra le tante : sanità, scuola, economia e la famosa mondezza campana e tanti altri. Se si vuole scendere in piazza lo si faccia per problemi seri e contingenti, di masanielli grilleschi o dipietristi ce ne sono a iosa, ma pensano in primis a loro e non certo agli elettori, la piazza deve essere ripresa dagli elettori con politici di “razza” com’erano De Gasperi o Togliatti, questi sono tutto meno che politici e sanno bene usare il malcontento per tirarsi l’acqua al proprio mulino.

Scritto da @ 15:52 - giovedì, 26 giugno 2008
commenti [popup] || commenti in riflessioni, politica interna, veltrusconeide, la voce di quasi tutti
Aggiungi questo link su: Cita il post nel tuo blog Segnala il post Aggiungi su del.icio.us Aggiungi su digg.com Aggiungi su Google Aggiungi su Yahoo Aggiungi su Technorati

Prendo spunto di un fatto accaduto recentemente, sul quale i media -senza opportune verifiche- ma solo per ideologia partitica, si sono lanciati con la caccia all’untore !. Lo scoop di Repubblica sui fatti accaduti al quartiere Pigneto di Roma , sono una testimonianza quanto il tema della sicurezza sia sentito da tutti i cittadini, siano essi di destra o di sinistra in particolare dalle classi sociali meno abbienti. La sinistra ha cercato subito di etichettare l'episodio dandogli una matrice politica ben precisa. Orde di naziskin e teste rapate, a farla da padrone, sventolio di bandiere con croce celtica con tutto l’armamentario folcloristico ; botte da orbi a chicchessia quasi fosse una rivisitazione della –notte dei cristalli- la Kristallnacht di nazista memoria. Testate e messaggi giornalistici da parte dell'Unità e del Tg3 (ma anche dall'insospettabile AdnKronos che parlava di neonazismo) dal titolo "raid nazifascista al Pigneto". Orbene, dopo tutto questo can can mediatico, la realtà è stata ben diversa, si va a scoprire che alla guida della "spedizione punitiva" al Pigneto, per un banale furto di un portafogli e non dal razzismo, c'era una persona con un inequivocabile tatuaggio del "Che", ed una brancata di scalmanati da identificare ; e lo stesso si è costituito alla Polizia per dare spiegazioni del gesto. Invece di stemperare, e fare chiarezza ai gesti inconsulti, si soffia e s’appiccia (napolenatamente parlando) il fuoco del razzismo, xenofobia e rigurgiti di passate dittature, anche il PD non è da meno vedi sulla sua news letter Sbagliando s’impara, ma perseverare è diabolico come sempre, l'episodio del Pigneto e di altri sono da condannare fermamente, è basilare prima d’iniziare una campagna mediatica d’informarsi e verificare, in particolare se il PD e la sinistra non capiranno la differenza che intercorre tra xenofobia ed esasperazione, saranno destinati a straperdere le elezioni, ma ancor peggio allontanare l’elettorato.

Scritto da @ 10:34 - domenica, 01 giugno 2008
commenti [popup] || commenti in riflessioni, politica interna
Aggiungi questo link su: Cita il post nel tuo blog Segnala il post Aggiungi su del.icio.us Aggiungi su digg.com Aggiungi su Google Aggiungi su Yahoo Aggiungi su Technorati

Un bellissimo articolo di Paolo Martini per Chi

Questa è la più allucinante vicenda di malasorte, per chi ci crede, nella storia della tv italiana. Tutto ruota simbolicamente intorno al 17, un numero che per la smorfia napoletana vuol dire, guarda caso, “la disgrazia”. E la disgrazia di uno dei più grandi personaggi del nostro piccolo schermo, Enzo Tortora, comincia con l’arresto alle 4 e mezzo di mattino di un venerdì 17, nel giugno del 1983, con l’accusa di associazione a delinquere di stampo camorristico. In un altro sfortunato giorno 17, nel settembre dell’85, l’assurda vicenda giudiziaria porta alla dura condanna di Tortora, 10 anni e 6 mesi di reclusione. Ma di 17 arriverà pure l’assoluzione, nel marzo dell’86, una sentenza che viene confermata dalla Cassazione sempre il 17 (nel giugno dell’87) e chiude almeno l’incredibile calvario giudiziario. Cinque anni di galera e arresti domiciliari, di interrogatori e processi con accuse inventate, di grottesche indiscrezioni date in pasto ai giornali e alla tv, di verbali di pentiti non attendibili e di polemiche politiche. E, alla fine, nemmeno un anno dopo, nella cupa notte del 17 maggio 1988, l’agonia fisica vera e propria di Enzo Tortora nella stanza 304 della clinica Città di Milano: a divorarlo è un cancro, diagnosticato qualche mese prima. Ma, ben al di là della sfortuna e delle coincidenze del 17-disgrazia, il caso Tortora porta indelebilmente il tragico segno dell’umano, purtroppo umano. Forse, addirittura, di un complotto politico-giudiziario. Adesso siamo ormai nel ventennale dalla straziante morte di Tortora ed è ingiusto saperlo così dimenticato. È stato uno straordinario “present-autore”, un inventore e conduttore di trasmissioni popolari, al pari forse solo di Corrado, e più ancora di Mike Bongiorno o Pippo Baudo. Non merita certo l’oblio che, troppo spesso, gli è toccato persino nella sua Rai. Il suo ultimo show, un mercatino sentimentale intitolato Portobello, inchiodava 20 milioni di spettatori al venerdì sera sulla seconda rete della Rai (28 milioni era stato addirittura il record d’ascolto precedente all’arresto). Portobello è stato il programma dei programmi con la gente comune, l’hanno ricopiato poi in mille modi e riciclato a spezzoni in tante altre trasmissioni. Anche la lezione di quella sua tragica e clamorosa vicenda d’ingiustizia, che non deve apparirci così lontana, rischia di essere, purtroppo, ancora molto attuale. LA SOFFIATA POLITICA Il caso Tortora per me comincia verso le 15 del caldo pomeriggio del 16 giugno, a Milano, in via Fava, zona Melchiorre Gioia, dietro la Stazione Centrale, dove aveva sede allora Il Giorno. Ero il responsabile delle pagine spettacoli, una posizione guadagnata sul campo a 24 anni come cronista d’indiscrezioni sulla televisione. Prima della consueta riunione del pomeriggio il direttore, Guglielmo Zucconi, mi convoca nella sua stanza e, insolitamente, mi fa segno di accostare la grande porta di legno del suo studio, che in genere tiene sempre aperta. Mi guarda da sott’occhi con il tono un po’ più grave del solito, lui che era sempre così leggero e bonario. «Vedi un po’ tu di capirci qualcosa», sono le sue parole, «perché si dice che stiano per arrestare un grosso personaggio dello spettacolo in un blitz sulla camorra. L’indiscrezione filtra dal Palazzo della giustizia di Napoli, ma pare sia buona...Un uccellino mi ha cacato sulla spalla...». Zucconi, che era stato l’inventore della maschera di Scaramacai e autore di varietà, usava sovente queste espressioni colorite per indicare che l’informazione arrivava da un alto livello politico o istituzionale. «Potrebbe essere un nome sulle ultime lettere dell’alfabeto, mi ha suggerito la mia fonte...», continua il direttore. «Ho risposto subito: “Con la Z non mi viene in mente nessuno; escluderei proprio la V di Vianello... Alla U non saprei proprio chi dire…Alla T, boh, a chi devo pensare? A Tognazzi? O magari a Tortora, che ha pure un cognome napoletano?”. Va’, vai sopra, fai qualche telefonata e torna a riferirmi». IL PRIMO AVVERTIMENTO Un po’ scioccato e pure divertito, per lo show del grande indimenticabile maestro Zucconi, provo a cercare subito Tortora attraverso la fedelissima collaboratrice Gigliola Barbieri, la sua Barbie. Da poco avevo maturato un discreto rapporto di stima e di confidenza con il pur difficile personaggio. Tutto era cominciato con un piccolo diverbio durante una conferenza stampa a Retequattro: nelle pause del suo impegno in Rai, Tortora collaborava con la rete privata allora mondadoriana, dove si esercitava come intrattenitore di politica-spettacolo “ante litteram”. Il suo rotocalco Cipria su Retequattro è considerato l’antesignano di tutti i Porta a porta. In quel periodo Tortora preparava con Pippo Baudo addirittura le tribune politiche elettorali di Retequattro, con la formula nuova della presenza della gente comune e il titolo Italia parla. Verso le 16, finalmente, raggiungo al telefono il presentatore che stavo inseguendo da un’ora. È a Roma, in riunione. Gli riferisco, trafelato, delle voci di un suo imminente arresto nell’ambito di una grande retata di camorristi, e Tortora reagisce con divertita calma: «Ma si figuri! Son qui che lavoro, per le nuove tribune politiche di Retequattro. Domani mattina ho appuntamento in Rai per parlare del prossimo ciclo di Portobello». Torno da Zucconi, riferisco la smentita ma apprendo nuovi particolari. «Guarda che mi danno la notizia come confermata. E forse c’è di mezzo davvero pure Tognazzi», mi dice deciso il direttore. Bisogna considerare che, a quel tempo, Guglielmo Zucconi, padre di Vittorio, il quale è oggi una grande firma di Repubblica e direttore di Radio Capital, era un giornalista di lungo corso tra i più noti, di rango pari ai Montanelli e ai Biagi, per intenderci. Oltrettutto era appena stato parlamentare democristiano, dirigendo il settimanale ufficiale del partito cattolico La discussione. Non potevo non credergli. LA SECONDA TELEFONATA Stavolta, più preoccupato che divertito, torno a richiamare Tortora. «Scusi se disturbo di nuovo, ma mi confermano che l’indiscrezione è attendibile: non potrebbe verificare lei direttamente in qualche modo?». E mi sento rispondere con qualche battuta al fulmicotone: «Sì, è confermato: ci sono dentro appunto Tognazzi e Tortora... Manca solo Vianello, così siamo a posto: il cast è al completo! Mah, chissà come nascono certe stranezze... La saluto, caro Martini, ci sentiamo per cose più serie». La notte a Roma, nella stanza d’albergo al Plaza di via del Corso, dove verrà poi arrestato, il presentatore ride di gusto con la sorella Anna, raccontando le nostre telefonate. Aggiunge che, in serata, altri cronisti lo hanno cercato per segnalargli la stessa indiscrezione. Prima dell’ultima buonanotte da persona normale, Tortora mostra tutto fiero alla sorella un maialino di porcellana che ha appena acquistato per la diletta figlia Silvia, esattamente uguale al primo salvadanaio che le aveva regalato da piccola. Silvia non lo avrà mai, perché i carabinieri che eseguono l’arresto smontano e sequestrano pure quell’innocuo oggettino alla ricerca di droga. Il maialino sparisce in caserma prima della raccapricciante sfilata di Tortora in manette organizzata per la ripresa delle telecamere. Mentre sale sul cellulare che lo trasporterà verso la cella 16 bis di Regina Coeli, Tortora è travolto da flash e telecamere. Vola pure qualche insulto. “Ladro, farabutto, ipocrita, faccia di merda!”. E, invece, dovrebbero dargli del coglione, penso io sconsolato: è quello che si merita dopo che da 12 ore era stato avvertito. “HA VIOLENTATO LA MADONNA” Tre mesi dopo l’arresto, dal carcere di Bergamo, Tortora mi scrive la prima delle lettere che ho ritrovato, dove si legge tra l’altro: «Comunque, ricordi. Se le telefonassi, un giorno, dicendole che la cercano perché ha ingravidato la Madonnina, sul Duomo, beh, non rida. Scappi. Ma scappi sul serio, e non si fermi che oltreconfine. Ormai qui sono capaci di tutto». E, in effetti, mi ricordo con amarezza che già il giorno dopo il blitz non si parlava d’altro ossessivamente che di “Tortora camorrista”. Il mio direttore, Zucconi, mettendomi la mano sulla spalla, mi confida ancora: «Guarda, lo so che sei un tipo buono e ti affezioni alle persone. Lo so che ti sembra incredibile che ieri Tortora ti abbia risposto in quel modo... Ma mi confermano che ci sono cinque mesi d’indagini dietro al blitz di ieri, e anche Rognoni mi ha detto che la polizia e i giudici si sono mossi a ragion veduta...». Virginio Rognoni, esponente Dc della stessa corrente di sinistra, personaggio di casa tra Pavia e la Milano de Il Giorno. Il governo di allora si impegnò al massimo perché quella retata anticamorra, con dentro un nome così grosso e imprevedibile, potesse offuscare ben altri scandali di cui si parlava da mesi, come il caso legato al rapimento di un importante esponente Dc di Napoli. Il presidente Sandro Pertini, infine, si erge a intransigente difensore della magistratura persino dinanzi agli appelli innocentisti dello scrittore siciliano Leonardo Sciascia: «Se ci sono prove, è l’unica considerazione valida dinanzi alla giustizia». BERLUSCONI LO DIFENDE Subito a caldo dopo il clamoroso arresto, mentre i telegiornali e i quotidiani d’Italia sbattevano il mostro Tortora in prima pagina, decisi di sentire l’opinione di Silvio Berlusconi. Da ormai quasi tre anni, precisamente il 30 settembre dell’80, aveva fondato Canale 5 e il successo gli sorrideva, come sempre, tra lo scetticismo di molti. Dopo avere strappato Mike Bongiorno alla Rai, puntava proprio all’ingaggio di Tortora, per superare finalmente la Rai anche al venerdì sera. Gli telefonai il sabato ad Arcore. «Scriva pure che oggi io non provo nessuna soddisfazione», mi dice, «per il danno indirettamente subito dalla concorrenza, ma soltanto molto dispiacere per Tortora. È una cosa incredibile, anzi io non ci credo proprio. E sono sicuro che si chiarirà tutto presto». Finite le dichiarazioni da pubblicare, Berlusconi si dilungò in spiegazioni con il giovane cronista. «Evidentemente si tratta o di un clamoroso errore o di un complotto. Per averlo con noi gli ho offerto di tutto, gli ho detto che ero disposto persino a prenderlo solo per i programmi giornalistici, e non per uno show alla Portobello. Si è mosso anche Indro Montanelli, che gli ha proposto a mio nome di venire a Italia 1 per fare proprio “la tv di Tortora e Montanelli”. Ma lui niente. È molto attento alla sua immagine e non vuole rischiare con un’avventura nuova. Non parliamo, poi, dei soldi! Tortora è un tipo che non ha interessi economici, non ha problemi di denaro, non ha bisogno di nulla. È solo uno che fa molto bene il suo mestiere, lo ama tantissimo e non ha assolutamente nemmeno un vizio o un punto debole. Glielo assicuro, ho studiato molto bene il soggetto, dato che m’interessa molto. Le accuse che gli rivolgono mi fanno solo ridere: è come se dicessero che io ho rubato qualche milione di lire. A parte il fatto morale, guadagno di mio già mille e cento miliardi all’anno, figurarsi! Martini, glielo giuro: sono pronto a prendere Tortora anche dopodomani, e per fargli firmare il contratto con il mio gruppo andrei personalmente nel parlatoio di Rebibbia». IL TELEGRAMMA DI BAUDO Ma l’amarezza di Tortora era legata soprattutto all’atteggiamento della “sua” Rai, da subito cinicamente colpevolista. Il suo nome fu ignorato persino nello spettacolo per i trent’anni di storia della tv. «È indispensabile in democrazia un’alternativa a questa Rai Tv puro portavoce del potere», mi scrive in un’altra lettera, concludendo con la promessa: «Farei altri 9 anni di galera, come li feci al di fuori della Rai, per dimostrare a che punto l’Ente di Stato è ridotto». Tortora riceve, però, tantissimi messaggi d’affetto dalla gente comune, prima di tutti dai poveri cristi qualunque dietro le sbarre. I carcerati, del resto, Portobello godevano da sempre di un occhio di riguardo, ed è uno dei motivi per cui era stato facile ai giudici trovare qualche vago elemento di contatto. Si muovono anche molti personaggi di primissimo piano: lo difendono pubblicamente Sciascia e Biagi, ma anche molto affettuosamente da subito Piero Angela e Raffaella Carrà. Anche Maurizio Costanzo si schiera pubblicamente dalla parte di Tortora, con una generosità che è difficile dimenticare, dato che era stato da poco pesantemente attaccato da Tortora. Tace, invece, per mesi il collega Baudo, con cui pure Tortora stava lavorando a Retequattro la vigilia del suo arresto. Ma il giorno del suo 55° compleanno, nella cella al secondo piano del carcere di Bergamo, Tortora finalmente riceve anche un telegramma firmato Pippo Baudo. Il testo, forse perché destinato a passare al vaglio della censura carceraria, incredibilmente recita: «Caro Enzo, nel pieno rispetto della magistratura, ti porgo i miei migliori auguri». Altro che rispetto! Fu un’indagine abborracciata come poche. La lente degli investigatori non si concentrò mai, per esempio, sulla singolare omonimia con un tale Rolando Tortora, che in quegli anni era, guarda caso, il colletto bianco della camorra nella Roma del potere politico. Secondo i giudici il Tortora delle agendine era Enzo, e basta: anche se i numeri di telefono non corrispondevano affatto. Sono vari, dunque, gli indizi che portano a ricostruire quella vicenda come un complotto politico-giudiziario. E si resta di pietra ancora adesso, persino a riascoltare le ultime parole che Tortora ormai in agonia mormorò alla sua fedele collaboratrice: «Barbie, che disastro! Purtroppo so già che resterà un sogno persino il mio desiderio di lasciare almeno una lezione, affidando l’eredità al comitato per la giustizia giusta...». E, in fondo, ancora oggi, di questa allucinante vicenda d’ingiustizia resta solo l’amaro di una famosa vita distrutta così, ormai vent’anni fa o giù di lì.

Scritto da @ 16:29 - venerdì, 16 maggio 2008
commenti (1)[popup] || commenti (1) in pensieri sparsi, riflessioni, opinioni varie
Aggiungi questo link su: Cita il post nel tuo blog Segnala il post Aggiungi su del.icio.us Aggiungi su digg.com Aggiungi su Google Aggiungi su Yahoo Aggiungi su Technorati

Ancor prima d’essere fatto questo nuovo governo, già arrivano consigli e reprimende, ma non dall’Italia bensì dal Gheddafi Jr alias Saif El Islam Muammar al Gheddafi, figlio del leader libico (Seif el Islam vuol dire “la spada dell’Islam”), ponendo un veto sull’eventuale nomina del Roberto CALDEROLI a ministro. Ovviamente ci sono state varie reazioni, dal Ministero degli Esteri ai rappresentanti delle varie comunità islamiche in Italia, supportate a 360° da tutti i politici ; persino la Lega araba ha smorzato i toni ed i rappresentanti islamici in Italia hanno preso le distanze da Gheddafi Jr. Persino l'Ucoii ha dichiarato attraverso il portavoce Isseddin Elzir : "Sulle questioni interne decide il Paese. L'Italia è un paese indipendente, la Libia altrettanto", ed il Mario Scialoja, presidente della sezione italiana della Lega musulmana mondiale aggiunge : " Un'indebita ingerenza negli affari interni italiani", come pure Yahya Pallavicini, vicepresidente della Coreis (Comunità religiosa islamica), dichiara : "il figlio di Gheddafi esprime un'opinione comprensibile ma eccessiva". Quindi un coro unanime o quasi, a difesa della nostra identità e dei nostri valori di democrazia, l’ingerenza nei fatti interni italiani è inaccettabile, e sino a prova contraria in Italia i governi vengono eletti democraticamente dai cittadini, a differenza di altri paesi. Che il personaggio “Calderoli” sia estroverso, eccedendo nelle sue esternazioni è un dato di fatto, ma nessun rappresentante di uno stato estero può emettere veti sulla persona, è una perfetta violazione del diritto internazionale. Nota di merito al Ministero degli esteri che con una nota ufficiale diramata dalla Farnesina: “ L'eventuale inserimento del leghista Roberto Calderoli nel nuovo governo riguarda solamente l'Italia e i suoi rappresentanti istituzionali e non sono dunque accettabili condizionamenti o veti che arrivino dall'esterno. La formazione e composizione del nuovo governo è una questione interna, regolata da precise disposizioni costituzionali “. Almeno questa volta NON ci caliamo le braghe…..

Scritto da @ 10:06 - lunedì, 05 maggio 2008
commenti (1)[popup] || commenti (1) in riflessioni, politica interna, politica estera, opinioni varie, la voce di quasi tutti
Aggiungi questo link su: Cita il post nel tuo blog Segnala il post Aggiungi su del.icio.us Aggiungi su digg.com Aggiungi su Google Aggiungi su Yahoo Aggiungi su Technorati

L'Altra Casta : i sindacati !

Fatturati miliardari, bilanci segreti, uno sterminato patrimonio immobiliare, organici colossali con migliaia di dipendenti pagati dallo stato. I sindacati italiani sono una macchina di potere e denaro, temuta dai partiti ; il potere occulto della longa mano della triplice. Oggi si festeggia cosa ?
Le morti bianche che sono diventate una vera tragedia nazionale ;
Gli operai, impiegati e pensionati che non arrivano alla fine del mese ;
Quelli che hanno un lavoro precario che non gli permette di costruirsi un futuro ;
Il parassitismo e gli sprechi degli apparati pubblici ;
I privilegi della -casta- ;
Bene allora la festa cominci, nei suoi rituali d’ipocrisia, sui vari palchi a cantar canzonette ; domani sarà ancora uguale a tanti altri giorni e la storia continuerà sino al prossimo I Maggio.

Scritto da @ 09:30 - giovedì, 01 maggio 2008
commenti [popup] || commenti in riflessioni, sociale, la voce di quasi tutti
Aggiungi questo link su: Cita il post nel tuo blog Segnala il post Aggiungi su del.icio.us Aggiungi su digg.com Aggiungi su Google Aggiungi su Yahoo Aggiungi su Technorati

Ieri sera vedendo la trasmissione delle “IENE”, è passato un reportage su Valentino FOIS, sui suoi trascorsi sportivi e personali raccontati in maniera estremamente onesta e disincantata di quell’ambiente che nascondeva non poche ombre, ma il fatto importante è stato che il Gruppo Sportivo AMORE & VITA - MCDONALD'S di Ivano Fanini, ha voluto dargli un’altra possibilità sia come uomo che come sportivo. Il Valentino Fois, ha un palmares di tutto rispetto, Marco Pantani lo volle alla Mercatone Uno nel 2002, un secondo posto al Tour de France giovani a 23 anni, nel 1996 alle spalle di Ullrich e 7 vittorie da professionista ; adesso ha firmato un contratto annuale a rendimento più i premi. La dichiarazione del FANINI, non può che fargli di merito, : "Sono orgoglioso di aver recuperato questo ragazzo ed avergli dato la possibilità di redimersi e dimostrare ancora tutto il suo valore. Credo fermamente che Fois non sia un atleta finito, se lo vuole e continua a fare la vita che fa ora può dare ancora moltissimo. L'ho incontrato per la prima volta lo scorso ottobre, in un periodo veramente critico della sua vita. Il suo futuro sembrava ormai irrimediabilmente compromesso, ho capito subito che era 'sull'orlo del precipizio' ma poteva essere salvato e meritava di esserlo. Fin da subito ho provato dentro qualcosa di particolare, una sensazione che mi ha spinto a fare il massimo per recuperarlo, sia come uomo che come atleta. Quindi l'ho ospitato eh ho parlato a lungo con lui, proprio come se fosse mio figlio. Appena dopo il nostro incontro ho percepito che qualcosa in lui stava cambiando ed allora ho deciso di dargli piena fiducia”. Il nome Amore & Vita è nato nel 1948 con il nome di G.S. Fanini, il Gruppo Amore & Vita – Team Fanini è ad oggi di fatto la società ciclistica professionistica in attività con più anni di tradizione, Ivano Fanini il suo patron è da anni sul fronte della lotta contro il doping, un amore viscerale per il ciclismo, ma ancor più a quel ciclismo pulito, da molti disatteso se non osteggiato, ma lui in questi anni ne ha fatto una ragione di vita. Per fare “spettacolo” e non “sport”, molti hanno usato mezzi illeciti per aumentare le proprie capacità sportive a rischio della propria vita, il tutto nell’ipocrisia del non sapere, una prassi consolidata che porta a volte ad una fine drammatica. Sempre il Fanini : “La mia politica è da sempre quella di lanciare giovani talenti e rilanciare campioni abbandonati proprio come lui. Io combatto il doping e sono sempre pronto a dare una mano a tutti quelli che lo hanno usato ma che hanno deciso di cambiare vita e collaborare affinché questa piaga venga sconfitta “ Sono convinto che alla fine riuscirà nel suo intento, ma la lotta è dura, e quello che manca maggiormente è la volontà delle istituzioni a debellare questa “immonda pratica”, in particolare dovrà essere il Ministero dello Sport a redigere il -Codice Sportivo- come in Francia, parimenti equiparare il -doping- al reato di narcotraffico per chi lo fabbrica, vende ed usa ; forse qualcosa cambierà.

Scritto da @ 11:07 - sabato, 01 marzo 2008
commenti [popup] || commenti in riflessioni, sport, ciclismo, opinioni varie
Aggiungi questo link su: Cita il post nel tuo blog Segnala il post Aggiungi su del.icio.us Aggiungi su digg.com Aggiungi su Google Aggiungi su Yahoo Aggiungi su Technorati