Inutile tentare di creare soluzioni
Quanto siamo noi stessi
la soluzione.
 
Vi è un unica certezza
Vivere bene con noi stessi
Il sopportarsi è fallimento !
L’accettarsi e sopportazione !
Essere noi stessi e vivere quello che siamo
È essere è “noi stessi”
 
Ogni attimo che passa nella vita di tutti i giorni è qualcosa che lascia il suo segno,
in ogni attimo, rivivi fugacemente, le tue esperienze
e su quelle costruisci attimo dopo attimo
il tuo vivere.
 
Come sarebbe semplice, amarsi per quello che siamo
Come sarebbe semplice, vivere insieme le nostre differenze
Come sarebbe semplice, dividerci le difficoltà e sofferenze
Ma l’unica difficoltà è che nella semplicità e difficile dirsi : Ti Amo.
 
Come è difficile capire e subire quando perdi qualcosa che è la tua vita
Il non accettarlo e soffrire per non perderlo
Ma poi l’incertezza o l’amarezza di sapere
Ti convince che l’hai perso e disperi di ritrovarlo
Tutto questo perché è vivere l’amore.
Scritto da @ 12:41 - mercoledì, 17 ottobre 2007
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e lasseme addormì
abbraccicata a li penzieri tua
quanno ch’er sole
e scennenno piano
colora l’acque bionne
cor soriso rivorto ar cuppolone
che s’abbiocca
allunganno le colonne

sapessi quante vorte t'ho sognato
ma si mo' tasto er posto
affianco ar mio
riaprenno l’occhi
io più nun te vedo

aivoja ni’ c’allunghi er collo
speranno de trovacce ‘na carezza

devi da cresce
e lassa perde
er principe turchino che sorte da la voja d’esse amata
lo zzucchero che fila
s’è squajato
e puro er desiderio
ormai s'è dato

che t'ho da dì fijetta bella
pe’ bbene conservà ‘na relazione
ce serve che usi quarche furberia

lassa perde la bbona educazzione
e cerca de nisconne er tu regazzo
a l’occhi de le commari pio pio
che sgrananno l’abbada co chi pratichi
programmeno d’accasasse stò ber fijo

Una della più belle poesie in vernacolo romanesco della “penna” di A.D.G.I. , Trilussa se sarebbe levato er cappello e fatto n'inchino ; troppo intensa per lasciarla solo là, un ricordo di tempi antichi della nostra amatissima Roma.

Scritto da @ 10:41 - domenica, 16 settembre 2007
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Vi sono momenti che la penna resta muta come i pensieri, arrivano dei giorni con il quale ci si confronta con il proprio passato, e si resta a li a conviverci e rivederlo come ad una moviola. Mi sono dedicato al mio mondo antico, scorrere antiche pergamene, leggere missive, guardare con curiosità manifesti e grida antichi ; toccare e sfiorare quelle riga antiche di storie ed eventi, per non essere nel presente. Come Erasmo da Rotterdam vivere il mio elogio, o come Nicolas de Basquerville immergermi nel mio scriptorium, solo semplici fughe nel passato dal presente, ma in fondo molto più gratificanti delle sterilità vissute nel quotidiano. Riprendere possesso del presente, riavere quello che ci è stato negato, rivedere una certa verità riemergere dal fango di un passato ; ma ormai sentirsene fuori per vivere il proprio vivere. Allora torniamo a prendere il calamo e lasciare un segno di noi.

Scritto da @ 16:50 - mercoledì, 05 settembre 2007
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«Solo lapidi in sacelli vuoti»

Scorrono i titoli di quanto scrissi,
come tante lapidi sparse a ricordo.
Ma sono solo sacelli vuoti,
hanno contenuto attimi da ricordare,
ma poi come nebbia eterea sono svaniti.

Scritto da @ 17:00 - sabato, 21 luglio 2007
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Sono venuto a cercarti nelle sabbie dorate,

all’ombra di palmeti svettanti nel cielo terso,

ripercorrendo le strade millenarie,

dove ogni luogo parla ancora di te.

Sceso nel buio gelido dove è racchiusa la tua essenza,

ogni parete parla di te,

ogni segno nella fredda pietra emana il tuo calore,

in questo sacello millenario sei ancora viva e palpitante.

Il tuo volto lo rivedo nei volti di ogni donna

dove la bellezza segna come un aurea

dove gli occhi fanno perdere la profondità dell’anima

dove l’amore non è sentimento, ma ragione di vita.

Scritto da @ 13:13 - domenica, 15 luglio 2007
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Dopo tanti anni sono ripassato nei nostri luoghi, tutto è rimasto come allora, i suoi colori, il verde dell’edera che incorniciava il balcone,le finestre aperte al sole.

M’è sembrato riudire la tua voce, sentire il ridere e la voglia di vivere, la prorompente vitalità di voler esistere, quasi una presenza tangibile.

Poi il vuoto, il frantumarsi dei sogni, il dileguarsi come nebbie del passato, un immagine sfocata.

Te ne parlo guardando la tua foto, lasciando dei fiori, carezzando una fredda stele, intorno è silenzio, ma ti sento.

Scritto da @ 16:03 - sabato, 14 aprile 2007
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